Download piccole imprese globali

Transcript
1.2. …Nel frattempo si videoregistra la quotidianità. Periodo:
1999-2001
Il gruppo di famgliierisorse, così “autoselezionato”, grazie al supporto fornito dalla Provincia di Reggio Emilia, terminato il tempo istituzionalmente definito dal progetto, ma appassionato dall’idea di riuscire a prefigurarsi una
nuova modalità di fare servizi a supporto del rapporto fra famiglie e servizi,
continuò a incontrarsi e si dedicò alla realizzazione di videointerviste per approfondire la conoscenza emersa nella prima fase di ricerca. Si trattava di contattare alcune decine di famiglie e fare con loro un incontro videoregistrato in
cui le famiglie stimolate da semplici domande si raccontavano sui temi della
quotidianità. (cfr. cap. 4, par. 4.1).
Per essere idonei all’intervista non occorreva possedere particolari esperienze, virtù o caratteristiche. Si cercavano semplicemente famiglie con minori e residenti in zona; un campione che fosse rappresentativo del nostro territorio. Però non fu per niente facile trovare la “rosa dei nomi”, dei soggetti
da intervistare, pur essendo ognuno immerso in una comunità formata da famiglie; pur vivendo noi operatori in famiglia e circondati da famiglie, ci siamo accorti che come servizi non disponevamo di contatti utili con famiglie
locali: come servizi conoscevamo bene “casi”, ma non famiglie che “semplicemente” abitavano e vivevano nel territorio. Ci siamo sentiti esperti di casistica multiproblematica, ma non di qualità di vita degli abitanti di un territorio. Constatare quale distanza esistesse realmente fra istituzioni e società civile, fu un primo ostacolo significativo di criticità. Le famiglie furono poi reperite nella cerchia di amici e parenti di amministratori locali di Scandiano e
Casalgrande e fra i ragazzi e i genitori di un centro giovani – “Moby Dick” di
Castellarano – che opera secondo l’approccio del lavoro di strada. Alcune altre videointerviste furono rivolte a operatori locali in contatto quotidiano con
le famiglie, quindi depositari di un sapere significativo: educatori, allenatori,
parroci, insegnanti, assistenti sociali. Le difficoltà più significative – imbarazzo, fatica nel concordare l’appuntamento, ecc. – si sono registrate sul fronte
degli operatori pubblici, forse anche a causa dell’utilizzo di un nuovo strumento come la telecamera.
Dopo un lavoro di analitica schedatura del materiale, il prodotto finito, risultò essere un accorto assemblaggio di “chiacchiere da corridoio”, nessuna
scoperta eccezionale dalle cose raccontate, molte ridondanze, in particolare
emergevano i temi della fatica di conciliare famiglia e lavoro, della mancanza
di luoghi e occasioni di incontro, ecc. In un gruppo così eterogeneo di attori,
operatori, volontari, amministratori, particolarmente laboriosa fu la costruzione condivisa di significati da attribuire alle testimonianze raccolte. Quando il
video fu terminato ci stupì per l’impatto semplice e reale dei suoi contenuti,
delle immagine, del linguaggio e anche per la sua forma, volutamente amatoriale. Fu poi “sperimentato” su due gruppi di famiglie e ciò che emergeva era
205