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Capitolo 3 166 Industria lattiero-casearia parziale denaturazione delle proteine del siero, dall’altra non modificano sostanzialmente la stabilità della caseina, nel senso che per denaturare le micelle caseiniche bisogna scaldare a 140 °C per 15 minuti. I trattamenti termici però diminuiscono la quota di calcio solubile come Ca2+ libero, perché col calore si viene a formare fosfato di calcio colloidale. Con il freddo, invece, si vengono a formare dei cristalli di fosfato tricalcico insolubile. In particolare, se diminuisce la frazione di calcio e fosforo solubile: • si ha un aumento del tempo di presa, cioè del tempo che intercorre tra l’aggiunta del caglio e l’inizio della coagulazione; • si allungano i tempi di rassodamento del coagulo; • la sineresi spontanea avviene meno completamente, con maggiore lentezza e difficoltà; • il coagulo alla fine risulta più fragile e meno consistente. Un accorciamento dei tempi di presa e rassodamento, un aumento di velocità di sineresi, un aumento della consistenza e della resistenza del coagulo si registrano quando invece la frazione di calcio e fosforo solubile aumenta. Fondamentale per l’andamento della coagulazione presamica è il pH, in particolare per quanto riguarda i tempi di coagulazione e le proprietà reologiche del gel che si forma. A proposito di queste ultime si vedano i diagrammi di figura [ 1 ]. Il pH massimo è 7: oltre tale valore l’enzima non mostra attività significativa, mentre il pH ottimale per la ve- 1 Diagrammi che descrivono la dipendenza dal pH della rigidezza del coagulo (a sinistra) e del tempo massimo di rassodamento (a destra). Si osserva che l’indice di rigidezza ha un massimo tra pH 5,5 e pH 6, mentre il tempo di rassodamento diminuisce fino a pH 6, per poi rimanere invariato. locità di coagulazione è 5,5, valore che, nell’intervallo favorevole che va da pH 7 fino a pH 5, consente la maggior demineralizzazione, cioè sottrazione degli ioni Ca++ della caseina. Per avere un coagulo consistente è però preferibile rimanere leggermente al di sopra di pH 6. Quanto la concentrazione di calcio solubile dipenda dal pH è evidente dal diagramma di figura [ 2 ]. Il pH a questi valori ha un’acidità ottimale per garantire la perdita della struttura interna delle micelle caseiniche, a causa degli spostamenti degli equilibri cui sono sottoposti i sali di calcio, la conseguente destabilizzazione del sol idrocolloidale e la successiva aggregazione delle micelle a formare il reticolo del gel. Al di sotto di pH 5 si verifica la coagulazione di natura isoelettrica. Per ciò che riguarda la temperatura, la reazione primaria della coagulazione presamica non avviene al di sotto dei 10 °C; mentre è lenta tra 10-20 °C; aumenta poi vistosamente fino a un valore ottimale, che può variare tra 30 e 45 °C. La figura [ 3 ] rappresenta la dipendenza del rassodamento della cagliata dalla temperatura nell’intervallo termico ottimale. L’azione della temperatura e quella del pH sono sinergiche, così come l’eccessivo riscaldamento, che causa una diminuzione della quota di calcio solubile, che compromette anche la buona resa del prodotto. Il migliore rimedio è di carattere preventivo e consiste, nell’avere a disposizione un latte già dall’inizio sano e con bassa carica microbica. In questo modo: • si limitano i trattamenti termici a tempi brevi e temperature blande; • si può procedere al più presto alla maturazione del latte e alla successiva cagliata, evitando lunghe soste nei frigoriferi. 2 Variazione della solubilità del calcio con il pH: ai fini della solubilizzazione ci si dovrebbe spingere a pH 5, ma questo è da evitare, perché il coagulo perderebbe di consistenza. Un compromesso valido è pH 6.