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una prospettiva mereologica il cambiamento di punto di vista implicito nell’anamorfosi va
interpretato come cambiamento della tipologia intenzionale, ed eventualmente di rango.
Notiamo infine che vi è un altro modo per risolvere l’isteresi, ovvero lasciar decadere
forzatamente l’ipotesi che si tratti di una rappresentazione tridimensionale: in questo caso a
cambiare è il tipo intenzionale in sé: si passa da un’intenzionalità eidetico-schematica ad
un’intenzionalità semiotica. Si tratta, come si vede, di un “quantum leap”, di una
risoluzione del doppio vincolo tramite formulazione di una regola metalinguistica che lo
dissolva.103 Non sempre vi è la possibilità di rompere l’oscillazione metabolica attraverso
una fusione statica (nel caso precedente il cambiamento di prospettiva) o uno slittamento di
intenzionalità (il salto quantico ad un nuovo ordine). Si consideri ad esempio il caso della
papera-coniglio, o della vecchia-giovane: non vi è possibilità di composizione, si è, in un
certo senso, destinati ad oscillare in modo indefinito o ad optare per una disattivazione
totale delle potenzialità dello stato opposto, ovvero una radicalizzazione della
focalizzazione parziale.
Vi è tuttavia un altro tipo di procedimento anamorfico: oltre all’oscillazione tra
pregnanza (da uno stato stabile ad un altro) l’anamorfosi si può dare come catastrofe
aurorale, ovvero passaggio dal “caos” ad uno stato stabile, dal “nulla” a “qualcosa”. Si
tratta, ad esempio, del celebre teschio che compare nel dipinto di Holbein Gli
ambasciatori.
[Figura 2.8 –
ambasciatori]
Holbein – Gli
103
Il riferimento è qui non tanto a Bateson, al quale comunque si deve com’è noto la formulazione della
teoria del doppio vincolo, quanto a Watzlawick, che a proposto il “salto metalinguistico” come mezzo della
sua disattivazione. Del resto, l’idea di risoluzione del paradosso autoreferenziale attraverso salto di
paradigma è implicita al teorema di Godel che enuncia il destino inevitabilmente aporetico legato alla
formulazione di una funzione metalinguistica (cfr. HOFSTADTER 1979).
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