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noi eravamo così
2006
Due inchieste della Voce vincono
il Premio Saint Vincent per i migliori reportage. Si tratta di due
gialli in piena regola: il “suicidio”
del manager Telecom Adamo Bove, e l'avvelenamento di Alexander
Litvinenko con uno 007 italiano,
Mario Scaramella, a tutto campo.
ANDREA CINQUEGRANI
E
' un grande anno per la Voce, quel
2006, che fa un colpo doppio: perchè
saranno due inchieste della Voce a
vincere il Premio Saint Vincent per i migliori reportage pubblicati da magazine.
Si tratta di due gialli in piena regola: il
“suicidio” (sic, stile Pinelli) del manager
Telecom Adamo Bove, l'avvelenamento di
Alexander Litvinenko con uno 007 italiano, Mario Scaramella, a tutto campo.
Partiamo dalla prima cover, “Telecomplotto”, e il significativo sommario: “la tragica fine di Adamo Bove, il supermanager
della security Telecom “suicidato” con un
volo da 40 metri lo scorso 21 luglio, potrebbe essere solo l'ultimo atto del duro
scontro tra poteri finanziari (e paramassonici) occulti per il controllo del colosso italiano di telefonia e, forse, del futuro delle
telecomunicazoni in Europa. Vediamo gli
inediti assetti del potere in Telecom, tra
uomini di area Opus Dei, faccendieri e piduisti”. Sullo sfondo, affari & faide in casa
Telecom, la band di spioni arruolati dal patròn, Marco Tronchetti Provera, agli ordini
del super 007 Giuliano Tavaroli. E un'inchiesta avviata su quegli intrecci, dove alla
fine pare che il capo, Tronchetti, potesse
non sapere che i suoi uomini spiano per
conto di lui (sembra la storia degli appartamenti regalati a Scajola a sua insaputa).
L'altra inchiesta bollente, quella sul “suicidio”, presto archiviata (ma la famiglia di
Bove non ci sta). Nel bel mezzo, tracce di
opus & massoni. Sì, perchè Bove era uno
dei docenti più stimati nelle fila di “Elis
Fellows” (la sigla che organizza i seminari
Opus), tanto da risultare, anche dopo la
tragica morte, come “docente” (fra parentisi, poi, “deceduto”); mentre sul fronte di
cappucci e grembiulini, da segnalare un
La copertina di ottobre 2006 e, in apertura,
quella di dicembre 2006.
nome, quello di Emanuele Cipriani, il detective a capo della Polis d'istinto, legato
a Tavaroli (e insieme arrestati per ordine
del gip milanese Paola Belsito) e, soprattutto, grande amico di Raffaello Gelli e di
sua moglie, Marta (li abbiamo già visti
qualche anno fa).
Passiamo alla Scaramella band. Con
un caso - quello dell'avvelenamento dello
007 russo - che oggi torna prepotentemente alla ribalta, per via del grosso processo
che a fine gennaio 2015 parte presso l'Alta Corte britannica: convitato di pietra,
Putin, perchè dal Kgb di Mosca sarebbe
partito l'ordine di eliminare la scomoda
ex spia; ma teste d'eccezione Scaramella,
su cui pesa la pesante ombra di un audio
in cui sono state registrate le ultime parole di Litvinenko. Una storia intricatissima, quella del “polonio”, che la Voce
racconta a dicembre nella cover “Servizi
e Segreti” e un sommario che è già tutto
un programma: “La vera storia dello 007
Mario Scaramella, un pedigree pieno di
misteri. Dalla Ecpp, lo scrigno che ha girato per mezzo mondo, passando per le
amicizie più imbarazzanti e le parentele
eccellenti, fino ai rapporti con tre servizi
in un colpo solo. Nella nostra inchiesta,
tappa dopo tappa, cerchiamo di ricostruire il puzzle. Che passa per Napoli, Potenza, San Marino fino a Miami e in Somalia”. E a quanto pare - stando alle ultimissime - gli interessi di Scaramella ora si
dividono “tra Roma e Mogadiscio”. Il giallo, allora, balzò sulle prime pagine perchè
l'ultimo incontro dello 007 russo era stato
proprio con la spia di casa nostra, in un
ristorante sushi di Londra. E Bond-Scaramella a quel tempo era stato arruolato dal
presidente della commissione Mitrochin,
Paolo Guzzanti, come suo consulente. Oggi lo stesso Guzzanti dichiara: “Litvinenko
venne ucciso col polonio, io e Scaramella
con falsità prefabbricate”. Farebbe bene,
oggi, Guzzanti a spiegare il perchè di quel
mega incarico a Scaramella; e perchè
scambiò per buoni dei documenti chiaramente taroccati, come i falsi confezionati
in serie dallo 007 vesuviano nientemeno
che al consolato generale d'Italia a Miami
(dove lavorava un altro amico impegnato
nelle attività di security, Filippo Marino).
Comunque sia, Scaramella è uno che conta, e soprattutto può contare su parentele
al top. La sorella Adele, ad esempio, è
giudice al tribunale di Napoli: suo il maxi
processo sulla monnezza a Napoli, imputato eccellente, fra gli altri, Antonio Bassolino, assolto. Zio è poi Antonio Rastrelli, ex governatore di An alla Regione Campania (suo il primo piano rifiuti), mentre
l'avvocato Sergio Rastrelli, figlio di Antonio, è il legale di Scaramella. Da un toga
all'altra eccoci a una star, Arcibaldo Miller,
per anni procuratore di punta a Napoli e
per quasi un decennio super ispettore ministeriale (trasversale al punto giusto, con
i governi Prodi e Berlusconi): la figlia Cristina, ispettore di polizia, ha sposato Pietro Scaramella, fratello di Mario. E due