Download Scaricare - File PDF

Transcript
1
2 .Primo Piano
STAMPA
.LA
SABATO 22 NOVEMBRE 2014
U
LO SCONTRO
PREMIER-SINDACATO
“Renzi non ha il sostegno degli onesti”
Bufera su Landini. Il Pd: offende milioni di italiani. Lui poi spiega e si scusa “se non sono stato chiaro”
FRANCESCA SCHIANCHI
ROMA
Il premier «deve rendersi
conto che oggi il consenso di
chi lavora, dei giovani che
stanno cercando lavoro e delle persone oneste lui non ce
l’ha». Alle spalle bandiere
rosse e un cartello «Il futuro è
solo l’inizio di un massacro»,
il leader della Fiom, Maurizio
Landini, alla testa dell’ennesimo corteo contro Jobs act e
politiche del governo, ieri a
Napoli, con queste parole, immortalate da un video di Sky,
scrive un nuovo capitolo dello
scontro tra governo e sindacato. Perché il suo commento
rimbalza velocemente su siti
e social network provocando
la reazione sdegnata del Pd, a
cominciare dal presidente
Matteo Orfini: «Dire che il governo non ha il consenso delle
persone oneste offende milioni di lavoratori che nel Pd
credono. Spiace che a farlo
sia un sindacalista». Una polemica che si placa solo quando Landini puntualizza cosa
voleva dire e si scusa «se non
sono stato chiaro».
«Io personalmente mi ritengo molto onesto. Anzi non
onesto, di più», risponde alla
frase di Landini il presidente
di Confindustria, Giorgio
Squinzi: «Riteniamo che questo Paese abbia bisogno di un
nuovo clima di relazioni industriali». Ma si tratta di «parole gravi» anche per il leader
della Fim-Cisl Marco Bentivogli, mentre il capogruppo
Ncd Sacconi interviene per
ricordare allarmato «sulla base del vissuto italiano degli ultimi 40 anni», che «le parole
GLI AFFONDI
DI RENZI
Matteo Orfini
Sulla base del
vissuto italiano degli
ultimi 40 anni, direi
che le parole sono
pietre
Salvini e Camusso
sono due facce della
stessa medaglia
Sono dei leader
della protesta
Maurizio Sacconi
capogruppo Ncd
ANSA
Maurizio Landini, capo della Fiom, ieri a Napoli
sono pietre». Un coro dai dem
per chiedere le scuse agli elettori Pd, «12 milioni di italiani»
(Ernesto Carbone della segreteria nazionale), per dire che «il
clima si peggiora con le dichiarazioni sbagliate e poi smentite» (il neoacquisto Pd Gennaro
Migliore, ex capogruppo di
Sel), per constatare che quelle
parole «confermano e sottolineano i pregiudizi ideologici di
chi organizza le piazze» (il renziano Andrea Marcucci).
Solo «qualche frase infelice»,
invece, per il leader di Sel Nichi
Vendola, da cui sollevare un
«polverone» per «cancellare in
questo modo il vero fatto di oggi, un’altra piazza gremita».
«Mai pensato», cerca di
smorzare la polemica il leader
Fiom, «che Renzi non ha il consenso degli onesti», l’idea è
piuttosto che «il premier non
ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano o che il lavoro lo cercano e
che sono nella parte onesta del
Paese che paga le tasse». Se la
frase è uscita male, «se non sono stato chiaro», allora «me ne
scuso, ma cerchiamo di evitare
di strumentalizzare», aggiunge Landini. Che, dalla piazza di
Napoli, attacca Renzi ricordando le aspre critiche rivolte
al sindacato, «il mestiere di altri è scioperare e lui è quello
che crea lavoro»: ebbene,
«c’era solo Gesù Cristo che ha
fatto miracoli, ma nemmeno
lui aveva creato lavoro. Mi
chiedo se siamo di fronte a un
delirio di onnipotenza o a una
persona non in grado di affrontare i problemi del Paese».
Nel pomeriggio, il premier
dando notizia di un accordo firmato ieri, su Twitter lancia
l’hashtag, la frase chiave, #basta insulti. Subito raccolto dalla Cgil, che lo rivolge a lui:
«Prendiamo quello di Matteo
Renzi come un impegno personale #bastainsulti».
L’eterno (e sfortunato) ritorno
del partito degli onesti
MATTIA FELTRI
ROMA
I
giovedì 20
novembre
presidente del Pd
La storia
n una giornata così è meglio partire da due abruzzesi saggi, Benedetto Croce e Marco Pannella. Il primo:
«La petulante richiesta che si
fa della onestà nella vita politica è una manifestazione di
volgare inintelligenza». Il secondo: «C’è un partito degli
onesti che sta operando in
franchigia politica. Onesti
presunti che ci ricordano come l’onestà diviene spesso
vessillo dei furfanti». Oltretutto la rivendicazione di onestà come dote politica porta
ufficialmente iella da quando
il deputato Alfonso Papa si
disse sostenitore del Pdl
«partito degli onesti», e pochi
giorni dopo (luglio 2011) la Camera lo assicurò sciaguratamente alla detenzione. Il segretario acclamato era Angelino Alfano, che per dare segno di discontinuità aveva annunciato - davanti a una platea in qualche caso perplessa
- l’evoluzione nel «partito degli onesti», appunto. I fuoriusciti finiani di Futuro e Libertà, che si sentivano detentori
del titolo, lanciarono l’appello
per mezzo di Nino Lo Presti:
«Agli onesti del Pdl dico: veni-
I sindacati passano
il tempo a inventarsi
ragioni per fare
scioperi, io creo
posti di lavoro
Milioni di lavoratori
credono nel Pd
Spiace che a
offenderli sia
un sindacalista
Un mito bipartisan arrivato indenne alla terza Repubblica
Alfano
uscendo dal
Pdl
disse di
voler fare
il «partito
degli
onesti»
te con noi». Poi Alfano se ne sarebbe andato a metter su l’Ncd,
ma, insomma, a scorrere questo elenco di movimenti e leader non lo si direbbe la traccia
di un’epifania.
Chissà se davvero si tratta di
scalogna oppure della fine irrimediabile di chi, non avendo di
meglio da dire, si inventa la virtù della fedina penale. A ripensarci oggi è questione risalente
ai primi anni Ottanta, con il capo dei repubblicani, Giovanni
Spadolini, impegnato nel rilancio della casa con la sfida rigorosa all’«emergenza morale»,
Giorgia
Meloni,
quasi
plagiata da
Landini,
disse: «Renzi
è un
avversario
degli italiani
onesti»
discendente diretta della «questione morale» di Enrico Berlinguer. Che sfortuna: gli arrestarono un consigliere comunale siciliano con accuse non
routinarie (abusi d’ufficio o finanziamenti illeciti) ma con
quella di aver sequestrato una
neonata a scopo estorsivo. Il
partito degli onesti sfumò in
una fiammata. Ma rimase lì, ad
aleggiare, finché non pensò di
rilanciarlo all’alba di Mani pulite il nuovo segretario del Pri,
Giorgio La Malfa, e con toni da
Savonarola. Disse proprio
«partito degli onesti», ma di
partito c’era soltanto l’avviso di
garanzia che lo avrebbe portato alla condanna per la maxitangente Enimont. La medesima sventura toccata a Claudio
Martelli appena si propose di
«restituire l’onore al Psi».
Una vitaccia, quella degli
onesti. Eppure non c’è resa. Gli
onesti spuntano e rispuntano, e
ultimamente è un formicolare
di onesti. Un onesto alla carriera è senz’altro Antonio Di Pietro, che ha sempre visto la sua
Italia dei Valori «procedere a
braccetto con gli onesti»: l’avrà
detto venti volte, fino a consun-
zione del partito. Un altro campione della disciplina è Leoluca
Orlando, che prima di tornarsene in Sicilia invocava contro Silvio Berlusconi una coalizione
composta «da chi è onesto».
Una volta i berlusconiani incassavano, verrebbe da dire crocianamente, ma adesso pretendono di essere onesti anche loro. Roberto Formigoni (prima
di seguire Alfano): «Vogliamo
che il Pdl sia sempre più il partito degli onesti». Mariastella
Gelmini: «Il partito degli onesti
non sarà sconfessato nelle liste», tranne «pochissime ecce-
giovedì 20
alla radio
Non possono
fermarci. Dalla
nostra parte c’è
l’Italia delle
persone perbene
Giovedì al Paladozza
a Bologna
zioni», cioè il Capo, onesto per
statuto. Qualche volta le eccezioni non sono nemmeno pochissime, e nemmeno riguardano qualche mariuolo, ed è il caso della Lega, coi suoi diamanti
e le sue lauree albanesi; e allora
si erge l’onesto Bobo Maroni magari molto distratto ma senza dubbio onesto - che battezza
la sua pagina Fecebook (siamo
all’onestà 2.0) «pagina diventata un luogo di confronto libero
per la Lega degli onesti». Ecco,
non è un requisito esclusivo e
nemmeno inconsueto: Rosa
Russo Jervolino ringraziò «la
Napoli degli onesti» che l’aveva
eletta sindaco così come il successore Luigi De Magistris annunciò «la giunta degli onesti».
Povero Maurizio Landini, preceduto da mezzo mondo, compresa Giorgia Meloni ieri quasi
plagiata: «Renzi è un avversario degli italiani onesti».
Arrivati a questo punto, si
giudica doveroso glissare sulla
«rivoluzione degli onesti» annunciata da Beppe Grillo per
soffermarsi sulla più fugace rivoluzione civile di Antonio Ingroia («noi siamo onesti»), e
così ricordare di quando voleva impedire l’ascolto dell’Inno
di Mameli ai berlusconiani
perché «è l’inno degli onesti».
Chi l’avrebbe detto? Siamo invasi da onesti e nessuno, per
tornare a Pannella, che faccia
un pensierino al «partito laico
degli innocenti». Forse non
sanno la differenza.