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rebbe uso di queste ‘applicazioni distribuite’ solo per il tempo necessario, e pagherebbe il tempo di utilizzo. Naturalmente se le applicazioni e i programmi potessero essere distribuiti sulla rete anziché risiedere permanentemente sul disco fisso dell’utente, il computer di quest’ultimo potrebbe essere notevolmente alleggerito, e potrebbe trasformarsi in un semplice terminale intelligente, dotato di interfaccia per la connessione in rete ma senza sistema operativo (o con un sistema operativo molto semplificato). Servirebbero solo un potente browser e un interprete Java: il cuore di un cosiddetto network computer (o WebPC), con costi molto contenuti. Questa rivoluzione metterebbe in discussione l’attuale controllo del mercato da parte delle imprese leader nel settore dei sistemi operativi e dei microprocessori, Microsoft ed Intel. Una simile prospettiva ha naturalmente attirato l’attenzione di molte aziende, che hanno annunciato l’uscita a breve termine dei primi prototipi di network computer. Ma c’è anche chi rileva i lati negativi di una ‘rivoluzione’ di questo tipo, e i motivi per i quali la sostituzione dei personal computer con ‘terminali di rete‘ potrebbe risultare tutt’altro che desiderabile. Infatti il personal computer è uno strumento polifunzionale, che in linea di principio permette a chiunque di avere un rapporto attivo con il mondo dell’informatica, e di utilizzare gli strumenti che desidera in modo creativo e personalizzato. Non solo: il computer è anche un potente strumento cognitivo, grazie al quale ognuno dispone, in teoria, dei mezzi adeguati per produrre sapere e informazioni. Lo stesso fenomeno Internet è un prodotto indiretto dell’era del personal computing. Il network computing invece tende a centralizzare la potenza di calcolo in grandi supercomputer, i quali determinano il tipo di applicazioni che ogni utente può usare, e il modo di usarle, diminuendo le potenzialità di utilizzo dei sistemi decentrati. Va detto, peraltro, che lo stato attuale delle infrastrutture della rete Internet non consentirebbe un’effettiva applicazione dei principi del network computing. Infine, proprio la disponibilità di risorse di memoria e di calcolo sempre più veloci, potenti ed economiche rende difficile ipotizzare un ritorno all’era dei ‘terminali stupidi’. Nelle loro forme più estreme, queste due impostazioni sul futuro dell’informatica risultano a nostro avviso entrambe troppo fortemente influenzate dagli interessi in gioco. Provia247
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