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L’autore ha espresso altrove una proposta di gestione pacifica del problema dell’asbesto del TAV, lontana dalla violenza su entrambi i fronti, quello dei cittadini governati ma a rischio, e quello dei loro governanti motivati dal guadagno personale o di quello dei poteri forti sovranazionali (Ugazio, 2012-b Quad. 5, cap. 1). Fermo resta che l’interesse per gli aspetti scientifici dei problemi sanitari che potranno sorgere in futuro come conseguenza dello scavo nel Rocciamelone non obbedisce a pulsioni regionalistiche: in questo momento storico, l’autore si occupa dell’asbesto del TAV come si comporterebbe per qualunque altro insediamento produttivo, in Italia e nel mondo, che fosse teatro di crudele sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Infatti, quest’approccio è rivolto anche alle conseguenze ecologico-sanitarie della produzione dell’acciaio a Taranto, in dispregio di ogni piu’ elementare norma di prevenzione e di precauzione, e perfino anche degli interventi della magistratura. Va da sè che i cittadini e i lavoratori del posto sono, de facto, le cavie di un imponente laboratorio tossicologico umano a cielo aperto, per l’edificazione del PIL nazionale, senza nemmeno l’applicazione del dictum e della ratio della legge di protezione degli animali – nè quelli d‘affezione, nè quelli sperimentali (L. 281/91 & 189/04) Lotta all’amianto: il diritto incontra la scienza - Roma 20-21 marzo 2014 Camera dei Deputati – Auletta dei Gruppi Parlamentari 148