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Una delle principali caratteristiche dei reality è quella di mostrare allo spettatore la vita “vera” delle persone. Prendendo in prestito il termine reportage dal mondo giornalistico e documentaristico, i reality “riportano” al pubblico quella realtà che la televisione non suole trasmettere. Il desiderio televisivo di arricchire il palinsesto di storie vere non è certo una novità. Negli anni Cinquanta la RAI arricchiva il palinsesto di film che raccontavano “storie vere”. In seguito, negli anni Ottanta e Novanta, la rete italiana Fininvest (oggi Mediaset) promuoveva con orgoglio il ciclo “Film dossier”, una serie di appuntamenti in cui si presentava un lungometraggio di genere drammatico e, a seguire, un dibattito con prestigiosi giornalisti sul tema del film e i confronti con l'attualità. L'interesse a parlare di storie realmente accadute non sembra affatto esaurito. Persino la cinematografia è ricchissima di titoli “based on a true story”, esplicitata spesso all'inizio del film, probabilmente al fine di rendere più interessante la storia e avere un contatto più ravvicinato con il pubblico. In questi film le emozioni non sono inventate, ma sono state vissute realmente; si racconta ciò che è stato, quel che è attorno a noi e tutti potremmo vivere. I film “tratti da storie vere” sembrano quindi dirci che le loro trame sono quelle che più probabilmente possono capitare al telespettatore. Gli stessi film, nonostante raccontino storie vere, restano comunque nella dimensione del racconto, della metafora, dell'altrove; una studiata costruzione di fiction composta dalle scelte di un regista, che vanno dalla sceneggiatura alla partecipazione di attori. Diverso nel caso dei reality, dove invece sembra venir meno quella distanza metaforica tra le persone all'interno del programma e quelle che osservano. Nei reality i concorrenti non sono attori, ma sono persone nel ruolo di sé stesse: I concorrenti dei reality sono diventati esempi e quindi la realtà diventa lo specchi del reality e non viceversa. La tv ha creato un pubblico a sua immagine e somiglianza e una realtà a suo uso e consumo. La tv non racconta la realtà che c'è fuori, ma racconta una realtà che diventa la realtà la fuori. Quindi produce la realtà in cui viviamo. (Mosca, 2009: 57) Parafrasando l'autore, si potrebbe dire che reality siamo noi stessi, ma dal momento in cui si inizia a dubitare della sincerità di questi programmi, la metafora torna inevitabilmente a vivere. Se è vero che molti reality sono “montati”, si potrebbe affermare dunque di star guardando un'altra forma di fiction. Potrebbe essere interessante scoprire l'andamento dell'interesse degli spettatori a posteriori della rivelazione di reality non troppo “real”, ma dato il successo di uno degli ultimi docusoap, Jersey Shore (2009), verrebbe da pensare che al pubblico di massa non 156