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LA STAMPA SABATO 25 OTTOBRE 2014 Primo Piano .3 . Ha detto Retroscena CARLO BERTINI INVIATO A FIRENZE e mi fossi impressionato per tutte le volte che fanno cose contro di me avrei fatto un altro mestiere. In bocca al lupo alla Cgil, noi ascoltiamo quel milione di persone che andrà in piazza domani ma anche gli altri sessanta milioni di italiani che stanno a casa». Ore venti, il «la» alla Leopolda parte da uno studiolo dietro il palco. Renzi si collega in diretta con il Tg di Mentana e lancia un avvertimento: «È finito il tempo in cui una piazza può bloccare un governo e un Paese, io non mollo di un centimetro, faccio le riforme». Arriva nella sua Firenze già bello carico dopo aver incrociato le sciabole a Bruxelles con la Merkel, ma ottimista sul trattamento finale che sarà riservato all’Italia, perché «la finanziaria che riduce le tasse sta andando bene all’Europa», insomma il target che si era prefissato da giorni conta di averlo portato a casa. Nessuna bocciatura in vista per la manovra e un accordo possibile su una riduzione del nostro deficit allo 0,3% del pil, che costituisce un successo non scontato. Ma la battaglia è stata aspra, «una discussione tosta», la definisce. E dal tenore del confronto andato in scena a Bruxelles, si capisce quanto la diffidenza verso il belpaese sia ancora alta. Stando ai racconti trapelati dalle delegazioni, al vertice tra i leader Renzi parla delle riforme messe in campo, del lavoro, della giustizia, della pubblica amministrazione e del fisco, ammettendo che l’Italia deve correre per recuperare il tempo perduto. Quando fa notare che l’Europa è il fanalino di coda sulla crescita e che invece di preoccuparsi così tanto dei decimali deve guardare alle ri- I compiti a casa «S Continuiamo la sfida: noi saremo credibili se faremo quanto promesso La determinazione GEERT VANDEN WIJNGAERT/AP Matteo Renzi con il presidente francese François Hollande Renzi, braccio di ferro con la Merkel “Basta rigore”. Lei: “Temo un altro 2011” Duello al vertice di Bruxelles: così impedite la crescita. Ma la cancelliera non molla forme strutturali perché il rigo- il suo partito. Insomma il prere sta minacciando la ripresa, la mier ci tiene a dimostrare la sua reazione non si fa attendere. La tenacia anche nella conferenza Merkel gli ricorda quanto avve- stampa in cui loda la sua fernuto tre anni or sono, facendo mezza nel difendere la sua legge ben intendere che non vorrebbe di stabilità. «Quando partono le mai che si replicasse quel film. procedure in Europa non partoUn diplomatico no con uno ammonimento, GLI ARGOMENTI schiocco di dita, accompagnato Per il premier la piazza richiedono mesi però dall’ammisdi discussioni, della Cgil prova trattative, per le sione che l’Italia sta marciando il suo spirito riformista quali, come sapenella giusta direte, sono molto zione. portato. C’è una procedura che E che del resto non abbia al- va avanti fino al 29 ottobre, poi cuna intenzione di frenare la eventualmente parte a novemsua corsa, Renzi lo fa capire bre con la commissione Juncquando ricorda ai leader che la ker: credo che si risolverà, che portata innovativa delle rifor- ci sarà spazio per un’intesa». me lo fa andare anche controE prima di salutare i cento corrente, al punto da dover tavoli della Leopolda, il premier fronteggiare una dura opposi- racconta a Mentana come è anzione sia nelle piazze che dentro data, «continuiamo la sfida per fare il percorso di riforme in Italia e poi metteremo bocca sulle questioni europee che non ci piacciono tanto». Non si aspetta scherzi da Juncker, «anche se bisogna stare attenti a tutto» e batte sul tasto di «un’Europa più attenta alla crescita e non solo al rigore dei conti che per carità è importante. Noi saremo credibili se faremo quanto promesso». Ma sul suo Pd diviso tra chi va alla Leopolda, «dove non si protesta ma si propone» e chi con la Cgil, non è tenero: anche se ripete che nutre «grande rispetto per chi manifesta», lancia una bordata eloquente del suo reale sentire, contro il «significato politico di una piazza caratterizzata contro di me e contro il governo. Non è un caso che sia Vendola ad annunciare lo sciopero generale...». MATTIA FELTRI ROMA ivista a mesi di distanza, la cinica destituzione di Enrico Letta non è stata soltanto un atto di incontenibile ambizione politica, ma anche la dichiarazione di guerra alla tecnocrazia europea e ai politici più osservanti delle relative dottrine. Gli esordi europei del premier avevano l’ambizione di recuperare il primato della politica, a cominciare dal rifiuto di quel linguaggio professorale e sprezzantemente abbassato a livelli da elementari - per esempio sui compiti da fare a R Intese Enrico Letta e Angelino Alfano, premier e suo vice dopo il voto del 2013 ANDREW MEDICHINI/AP della precisione contabile contrapposta al superficiale pressappochismo del ceto politico. Un altro momento notevole è coinciso col giorno dell’inaugurazione del semestre europeo a guida italiana: il discorso programmatico di Matteo Renzi era stato imbucato nelle caselle Prove di distensione con Mosca Bocciata la proposta italiana 1 Ancora la Russia, il capito- lo su cui è sempre facile scivolare. Rivelando due fonti diplomatiche che giovedì notte, nel discutere la parte delle conclusioni del vertice Ue dedicata all’Ucraina, il premier Renzi ha suggerito di eliminare dal testo il riferimento sulle sanzioni a Mosca. «Un atteggiamento costruttivo», sarebbe stato il senso dell’intervento. In parecchi, a partire dai Baltici ma senza escludere la cancelliera Merkel, lo hanno invi- postali degli europarlamentari («se vi interessa ve lo leggete dopo») per lasciare spazio a un intervento a braccio, anche retorico, anche ampolloso, anche dolcemente indefinito. «Che cosa vedremmo se l’Europa si facesse un selfie? Vedremmo l’immagine della stanchezza e tato a desistere. «Ogni frase porta un messaggio - dicono le fonti -. Se parliamo dell’embargo, mandiamo un segnale di determinazione; se lo togliamo, lasciamo pensare che siamoprontiafareretromarcia». Renzi s’è fatto convincere, anche per tenere alla larga la l’etichetta di «amico di Putin» che aBruxellesnonfatroppipunti. Così «il Consiglio europeo ha ricordato le precedenti decisioni in materia di misure ristrettive». Come voleva. [M. ZAT.] no tutti: contratti stipulati fra capi di governo e gran commis e senza nessuna legittimazione popolare. Cioè, qualcosa che ha in sé il sangue della tecnocrazia anziché il sangue della politica, e infatti quando si è provato a varare una costituzione, i referendum l’hanno spazzata via. Ora qualcosa sembra stia cambiando, naturalmente in nome dei soldini, che scarseggiano e tutti provano a portarne a casa un po’. Dell’allineaGIUSEPPE LAMI/ANSA mento francese all’insofferenza italiana si sa, quello inglese è di ieri. In due parole, se al tecdella rassegnazione, il volto del- nocrate manca un euro è la fine la noia», tanto per ricordare del mondo, mentre la politica uno dei passaggi. L’irritualità cerca il modo di farlo rientrare del gesto passò più o meno co- il giorno dopo. E questa seconme un sacrilegio, e proprio den- da concezione sta infine soptro la cattedrale comunitaria. E piantando la prima. Dopo aveil secondo sacrilegio è arrivato re rottamato la vecchia casta giovedì, quando il nostro presi- italiana, Renzi comincia a rotdente del Consiglio ha reso tamare l’Europa della calcolapubblica la lettetrice. Forse ci ra con la quale IL FENOMENO riuscirà, forse l’Unione invita ma il punto Discorsi a braccio, no, l’Italia a corregdebole della strarifiuto della mistica tegia del premier gere le «deviandei numeri pare un altro: se ze» nella compilazione della maquesto tipo di novra economica. Oddìo, quel Europa non va più bene, che testo lo conoscevano già tutti, Europa alternativa ha in testa? sebbene sopra ci fosse scritto Se non deve essere la Commis«strettamente riservato». Ma il sione a far rispettare i patti, in gesto ha avuto una certa forza che modo lo farà la politica? E perché questa comunicazione come la politica si legittimerà? carbonara sembra la prosecu- Con nuovi patti? Con un chiaro zione - e con gli stessi mezzi - consenso popolare? Con l’eledel peccato originale in cui è na- zione diretta di un premier ta e cresciuta l’Europa. Lo san- continentale? Mario Monti ed Elsa Fornero, premier e ministro del Welfare nel 2011 Cambia il linguaggio, fuori moda il lessico professorale casa. L’Italia, aveva detto subito Renzi, dà all’Europa più di quanto riceve, e rispetterà i patti ma senza seguire religiosamente le indicazioni di Bruxelles. Di colpo si era levato il rifiuto di quel mondo che nella nostra vita istituzionale era entrato fra l’estate e l’autunno del 2011, quando Silvio Berlusconi era stato costretto a lasciare Palazzo Chigi a Mario Monti. Il debutto del bocconiano era stato da brividi: durante il discorso della fiducia si era inchinato alla politica, promettendo di restituirle presto le prerogative, ma, quando qualcuno dai banchi del centrodestra aveva alzato una lamentazione, Monti si era irrigidito e aveva smarrito il controllo accademico: se noi siamo qua è perché voi avete fallito (pressoché testuale). Era l’inizio di un periodo nel quale molti di noi subirono il fascino TENTATO IL BLITZ SUL RIFERIMENTO ALLE SANZIONI Prof Il primato della politica che prova a scalzare la dittatura dei tecnici Analisi È finito il tempo in cui una piazza può bloccare un governo e un Paese