Download BESS Digital Archive

Transcript
L'INDICE
• • D E I
LIBRI
D E L M E S E B I
M A G G I O 1992 - N . 5, P A G .
<
winiani di vantaggio adattativo, è di
basilare importanza nel modello che
Edelman ha proposto per spiegare la
coscienza primaria. Le categorizzazioni riferite a valori possono essere
memorizzate e la coscienza emerge
dall'interazione istantanea fra stati
interni memorizzati (cioè ricordi di
precedenti correlazioni fra categorie
e valori) e i segnali provenienti dal
mondo esterno in un determinato
momento (e che sono oggetto di categorizzazione percettuale). La differenza e il confronto fra la categorizzazione di segnali esterocettivi provenienti dal mondo con il ricordo di
precedenti categorizzazioni riferite a
valori interni permettono una discriminazione del sé dal non-sé.
tiene in tal modo una rete neurale definita repertorio primario che possiede le caratteristiche della specie animale di appartenenza, ma che mostra
una enorme variabilità a livello delle
ramificazioni nervose più fini (nemmeno i cervelli dei gemelli monovulari sono identici).
Un repertorio secondario si ottiene
durante il comportamento, come
conseguenza di una selezione che favorisce il rafforzamento dei circuiti
nervosi la cui attivazione risulta vantaggiosa per l'animale. Questi repertori sono organizzati in mappe (aree
nervose che sottostanno ad una funzione neurale ben precisa, ad esempio la conduzione e l'elaborazione
degli stimoli visivi) unite da connessioni reciproche di canali paralleli
che stanno alla base della segnalazione rientrante, ovvero di quel fenomeno derivante dallo scambio reciproco
e costante di segnali fra le diverse regioni cerebrali interconnesse.
Il concetto di rientro è un punto
fermo della teoria di Edelman. La segnalazione rientrante permette l'integrazione degli stimoli provenienti
dai diversi organi di senso con le esigenze interne dell'organismo e con i
processi motori che da tali stimoli
vengono attivati. In ultima analisi,
essa consente di operare una categorizzazione percettuale del mondo
esterno, per cui stimoli indipendenti
vengono messi in relazione fra loro
fino ad ottenere una discriminazione
degli oggetti o degli eventi fisici e la
loro collocazione esatta nella dimensione spaziotemporale.
Questa capacità di operare una
astrazione e una generalizzazione
dell'esperienza fornisce la base per le
funzioni cerebrali più complesse. La
memoria risulta da alterazioni dell'efficacia sinaptica che conducono a
una facilitazione di particolari categorizzazioni. In altri termini "il richiamo è l'attivazione di porzioni in
precedenza facilitate di particolari
mappature globali" (p. 139). Non
esiste dunque una "sede" della memoria e i ricordi non compaiono in
modo completamente immutato, ma
sono modificati dalle condizioni presenti al momento della riattivazione
di una via nervosa precedentemente
facilitata.
Nella costruzione concettuale della sua teoria, che è una teoria basata
sulla selezione, Edelman ha dato un
ruolo centrale al concetto di valore
adattativo. Il valore non è un concetto assoluto, ma è determinato dalla
storia evolutiva della specie ed emerge dall'attività di porzioni encefaliche subcorticali che controllano per
via omeostatica la regolazione delle
funzioni primarie dell'organismo.
Esistono dunque due funzioni
neurali ben definite. Una che attraverso i sistemi sensoriali esterocettivi fornisce una rappresentazione precisa del mondo esterno (categorizzazione) e che trova il suo corrispondente
anatomico
nel
sistema
talamo-corticale ed i suoi collegamenti importanti con il cervelletto,
l'ippocampo e i gangli basali. L'altra,
basata sul sistema limbico e sul tronco encefalico, che è coinvolta nella
regolazione omeostatica dei comportamenti istintivi (ricerca del cibo, difesa, accoppiamento). La categorizzazione deriva dal comportamento
dell'animale nell'ambiente ed è in
gran parte modulabile da processi di
memoria e di apprendimento. Il valore è invece "autodeterminato" essendo sottoposto a vincoli che riflettono la storia evolutiva della specie.
La coscienza richiede dunque due
parti del sistema nervoso che differiscono nella loro organizzazione anatomica e funzionale e nella loro storia
evolutiva, ma che sono in comunicazione reciproca. Il sé (inteso da Edelman in senso biologico e non psicologico) emerge dall'attività dell'ipotalamo e del sistema limbico che assicu?
ra la regolazione omeostatica dell'organismo attraverso la percezione di
segnali interocettivi, e nei termini di
una struttura operativa che è riferita
a valori selezionati evoluzionisticamente. Il non-sé deriva invece dalla
categorizzazione di segnali esterocettivi realizzata dalle regioni corticali
connesse al talamo, all'ippocampo, ai
gangli basali e al cervelletto.
L'apprendimento è il processo cognitivo che permette un accoppiamento dei due sistemi neurali, ovvero un confronto fra categoria e valore. Esso "collega varie categorizzazioni percettuali ai comportamenti
che hanno come risultato un valore
adattativo" (p. 290). Questo accoppiamento, spiegabile nei termini dar-
La comparsa del linguaggio e di
una categorizzazione simbolica hanno poi permesso la formazione di
concetti indipendenti dal tempo e la
comparsa di una coscienza di ordine
superiore (come quella dell'uomo).
Edelman afferma: "La coscienza ebbe origine come la conseguenza evoluzionistica di certe morfologie e, in-
57
fine, nelle sue forme superiori, di
certe organizzazioni sociali" (p.
294).
Il grande pregio di Edelman è di
aver saputo elabor'até una teoria della coscienza che è intimamente connessa alle nostre conoscenze sull'organizzazione anatomica e funzionale
del cervello e che non richiede alcuna
spiegazione riferibile alla presenza
nel cervello di un homunculus o di
qualche principio psichico indeterminato. Edelman è stato accusato
(non sempre a torto) di servirsi di un
linguaggio difficile e disarticolato
per nascondere le difficoltà e le incertezze delle sue elaborazioni teoriche. Bisogna però riconoscere che
egli ha realizzato un enorme salto
concettuale, unendo le conoscenze
della biologia evoluzionistica con
quelle della biologia funzionale per
formulare la prima teoria unificante
del funzionamento del cervello e della mente. Il risultato di questa rivoluzione al tempo stesso scientifica e filosofica sta forse nella semplice affermazione di Edelman secondo cui "la
coscienza è... una proprietà della
morfologia".
m
Salvatore ACCARDO
IL DANTE
DI GIUSEPPE CAPOGRASSI
(con un'antologìa
capograssiana-dantesca)
p. HO, L. 14.000
Agata C. AMATO
MANGIAMELI
LA FONDAZIONE
DELLE NORME
TRA DECISIONISMO
E COGNITIVISMO
Nel dibattito
tedesco contemporaneo
Un terzetto dopo Freud
di Simona Argentieri
p. 162, L. 16.000
La Psicoanalisi e la teoria
delle relazioni oggettuali. M. Klein - W.R.D.
Fairhairn - D. W. Winnicott, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1991, pp. 2 5 1 , Lit 3 2 . 0 0 0 .
JUDITH M . HUGHES,
L'autrice fa parte di quella piccola schiera di
storici anglosassoni (come Peter Gay o Phillys
Grosskurt) che da qualche tempo si cimentano
con la materia psicoanalitica,
mettendo al suo
servizio i loro strumenti ordinatori e metodologici, ma che poi finiscono col farsi sedurre dall'oggetto stesso della loro indagine. Judith M.
Hughes, docente di storia dell'università di California, ha voluto affrontare le vicende
teoricocliniche di tre grandi protagonisti di quella che
impropriamente
si usa chiamare "scuola inglese"; in realtà, un luogo geografico di aggregazione che, a partire dall'esilio londinese di Sigmund
Freud, divenne il centro di convergenza dei suoi
migliori allievi di ogni nazionalità e da cui poi
nacquero tanti originali filoni di pensiero — irriducibili ad una sola singola scuola — che hanno
improntato lo sviluppo universale della psicoanalisi moderna.
La dizione che compare nel titolo italiano —
"La teoria delle relazioni oggettuali"
(quello
originale, più generico, ma anche più ambizioso,
era "La riformulazione del campo
psicoanalitico") — vuole sottolineare come la Hughes abbia
caratterizzato gli autori che ha scelto per protagonisti del suo libro — Melante Klein,
Ronald
Pairbairn e Donald Winnicott — a seconda del
modo in cui si discostano dalle ipotesi
freudiane
circa il momento in cui nella mente infantile si
delinea la consapevolezza
del rapporto con l'altro (l'oggetto), in relazione al processo di sviluppo della struttura della personalità ed alle vicissitudini delle pulsioni.
Vediamo dunque come questa studiosa utilizzi solo nei due primi brevi capitoli la sua competenza specifica per ricostruire il contesto storico e
le dinamiche sociali, umane ed istituzionali
che
hanno fatto da sfondo alle celebri
"controversie" del piccolo popolo degli psicoanalisti
riuniti
nell'Istituto di Londra. Il resto del volume è invece equamente distribuito per tracciare
delle
succose sintesi del pensiero e dell'operare
clinico
dei tre psicoanalisti.
Dichiaratamente
è stato
scelto un taglio espositivo semplice, "per contribuire a dissolvere l'aria di mistero che circonda
la psicoanalisi", con uno stile atto a "mettere a
suo agio sia il profano che l'addetto ai lavori". In
effetti, può essere utile per un giovane lettore trovare raccolti in poche pagine i concetti chiave ed
i modelli dei diversi autori e poterne intuire la discendenza o l'inconciliabilità
con i paradigmi
basilari di Freud; tuttavia, nello sforzo di esemplificazione
didattica, si perde anche il fascino
del linguaggio e del percorso di pensiero di ciascuno e soprattutto rimane in ombra
l'emozione
che ancora oggi è in grado di evocare la loro avventura terapeutica con i pazienti. Va anche considerato che c'è una certa sproporzione tra le tre
figure che la Hughes ha scelto di mettere a confronto, perché se Melarne Klein è senza alcun
dubbio la personalità di maggior spicco del "dopo Freud" e se Winnicott a sua volta costituisce
un punto di riferimento prezioso per moltissimi
psicoanalisti dei nostri giorni, per contro Fairbaim non si può considerare un caposcuola.
Paradossalmente, però, è questa la parte del libro
che risulta più interessante e più utile per un lettore che in molti casi non ha avuto la possibilità
di incontrare le opere di Fairbairn in edizione italiana.
Paolo BIAVATI
ACCERTAMENTO
DEI FATTI E
TECNICHE PROBATORIE
NEL PROCESSO
COMUNITARIO
p. 340, L. 38.000
DIRITTO E STATO
NELLA FILOSOFIA
DELLA RIVOLUZIONE
FRANCESE
Atti del Colloquio
intemazionale
Milano, 1-3 ottobre 1990
A cara di Mario A. Cattaneo
p. XI-442, L. 48.000
Rom HARRÈ (a cura di)
LA COSTRUZIONE
SOCIALE DELLE EMOZIONI
p. XVIII-458, L. 48.000
Gian Carlo MENGOLI
MANUALE DI
DIRITTO URBANISTICO
p. XXVI-984, L. 90.000
Nino PAPALDO
CODICE
DELLE LEGGI SANITARIE
Terza edizione
interamente rifatta, aggiornata
al 31 dicembre 1991
p. LXV-3.166, L. 300.000
Assunto
IL G U S T O DI VENDERE!
Il nostro lavoro è, da sempre, quello
di contribuire In modo efficace allo sviluppo
delle vendite dei nostri clienti
n
Analisi e ricerche di mercato
US* Fornitura e qualificazione database
itìf* Creazione di iniziative promozionali
Formazione della rete di vendita
Kg* Marketing telefonico
Chiedete subito la visita
di un nostro agentel
Vi verrà consegnato il
floppy disk dal titolo:
"Comunicare con successo"
S.r.l. Via Oglio,1 20139 Milano
Tel. 0 2 / 5 7 3 0 0 2 7 5 Fax 0 2 / 5 5 2 1 3793
QUADRIO ARISTARCHI
Lucia VENINI (a cura di)
GENITORI E FIGLI
NELLE FAMIGLIE IN CRISI
p. XV-214, L. 24.000
Cari SCHMITT
TEOLOGIA POLITICA II
La leggenda della liquidazione
di ogni teologia politica
p. 106, L. 20.000
Giulio UBERTIS (a cura di)
LA CONOSCENZA
DEL FATTO
NEL PROCESSO PENALE
p. X-284, L. 32.000
S H K - H
VIA BUSTO ARSIZIO 40
TE. 38.000.906 • CCP 721209