Download Visualizza/apri

Transcript
una più cieca città, dove mi reco soltanto per poterne ripartire. […] Non per vantarmi, Signore,
ma sto morendo. Non esiste, se scorro alfabeticamente il dizionario di medicina, un morbo che io
non abbia avuto o che non desideri avere. […] Mentre io obbietto che tutti, da quando nasciamo,
siamo incinti della nostra morte; e che è ragionevole cosa, nonché naturale, volersene sgravare
morendo. Un parto, è la morte; o, se si preferisce, un'evacuazione. Per cui non smetto di stupirmi
che gli uomini non si sentano tutti, come io mi sento dai piedi a i capelli, ridondanti sopra questa
terra.14
Lo spazio chiuso della «singola speciale» è il luogo della morte e insieme di
una profonda riflessione del narratore su di essa. Quest'ultima, seppur temuta dagli
uomini a causa del mistero che l'avvolge, deve essere considerata naturale alla
stregua della vita, perché la nostra stessa esistenza tende dalla sua origine alla
morte e la fine è in potenza nell'inizio. Non è un caso che coincidano gli spazi
della morte con quelli della scrittura, perché prima di tutto la scrittura cerca di
vincere il timore che la morte suscita negli uomini e nello stesso tempo è proprio
nell'invenzione letteraria che si anticipa la morte, vivendo tale esperienza
attraverso i personaggi.
In questo itinerario sul tema della morte una tappa essenziale è rappresentata
dal romanzo Le Menzogne della notte in cui per la prima volta appare un suicidio
operato dal protagonista del romanzo, il Governatore. Innanzitutto la vicenda
intera ruota attorno al motivo della morte, proprio per la presenza dei condannati
che, per vincere la paura e edulcorare la loro ultima notte, decidono di raccontare
(o inventare) la loro ora più felice. La morte è quindi il futuro prossimo che non
può essere modificato se non attraverso il tradimento e lo stesso spazio in cui si
svolge il Decameron notturno è un luogo che odora di morte, una fortezza
penitenziaria15 appunto, in cui domina il patibolo, addirittura alloggiato nel cortile
interno (unico sfogo esterno visibile dalla finestra in cui i condannati trascorrono
le loro ultime ore). Se la fine dei quattro prigionieri è la morte (ambientata in uno
14
15
G. Bufalino, L'uomo invaso (Voci di pianto da un lettino di sleeping-car), in Opere 1981-1988, cit., pp. 550-552.
A proposito dello spazio e del tempo del romanzo, Zago scrive: «Vi è intanto, uno straniamento che possiamo
chiamare spazio-temporale: la vicenda si svolge su uno scoglio desolato del ragno delle due Sicilie, sede appunto
d'un penitenziario, al tempo di Ferdinando II di Borbone, quantunque una precisa identificazione con questo
sovrano non sarebbe lecita, smentita com'è da alcuni inoppugnabili dato biografici» (N. Zago, L'abisso delle
apparenze, «La Sicilia», 24 aprile 1988).
171