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3 CONSERVAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA:
UN POSSIBILE PARALLELISMO
3.1
Convergenza tra le culture e le pratiche della conservazione e
della sostenibilità
Il tema della sostenibilità ha investito a diversi livelli il mondo
dell’architettura, sia a livello nazionale che internazionale; a partire dagli anni
Settanta del secolo scorso, ampia letteratura si è occupata di questioni ambientali
nell’ottica del recupero della qualità dell’ambiente urbanizzato, mentre un ulteriore
filone di ricerca ha approfondito, a partire dagli anni ’80, il tema della sostenibilità
alla scala edilizia, correlando il tema della risposta energetica con quello del riuso e
della riqualificazione; si tratta di un approccio vicino ai temi del restauro, anche se
gli obiettivi perseguiti sono stati, nella maggioranza dei casi, lontani da quelli
propri del mondo della conservazione. Il campo del restauro non ha, infatti, ancora
specificatamente affrontato la tematica dell’efficienza energetica nell’ambito della
tutela del patrimonio storico edificato. Più in generale, non risulta approfondito il
nodo teorico del rapporto tra conservazione e sostenibilità, nonostante la cultura e
la pratica di questi due ambiti abbiano presupposti facilmente sovrapponibili; se
pensiamo all'affermazione contenuta nel Rapporto Brundtland1 (1987) -“lo
sviluppo sostenibile risponde alle necessità del presente senza compromettere la
capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze”- possiamo
facilmente costruire un parallelismo con quanto sostenuto da John Ruskin nelle
Sette lampade dell’architettura (1849) -“la terra l’abbiamo ricevuta in consegna,
non è un nostro possesso2”: l’origine comune è dunque data dalla convinzione che
utilizzare con parsimonia le risorse, attraverso la cura, la gestione e il controllo
delle proprie azioni in una prospettiva di lungo termine, costituisca il modo
1
Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED), Rapporto Brundtland, Our
Common Future, 1987.
2
Ruskin J., The Seven Lamps of Architecture, 1849, nella traduzione di M. Pivetti per Jaca
Book, Milano, 1981, p. 218.
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