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CONSECUTIO TEMPORUM Rivista critica della postmodernità Numero 4 Le alleanze inconsce strutturanti Riprendendo Totem e tabù, l’Avvenire di un’illusione ed Il disagio della civiltà di Freud, Kaёs inserisce fra le alleanze inconsce strutturanti che si fondano sulla rimozione dei moti pulsionali inconsci, il patto tra fratelli e l’alleanza simbolica col padre, alleanze che definiscono gli interdetti fondamentali : il divieto dell’incesto, del fratricidio e del parricidio. Kaёs sottolinea, inoltre, come il contratto di rinuncia reciproca alla realizzazione diretta delle mete pulsionali fondi il patto sociale, la convivenza nella comunità, e sia alla base del diritto e del superamento dell’arbitrio. Il diritto che fonda la comunità, infatti, esige che in cambio di protezione dobbiamo rinunciare ad alcuni soddisfacimenti. Le realizzazioni della cultura sono possibili solo a questa condizione e rappresentano le esigenze di lavoro psichico che la cultura richiede all’economia e alla dinamica pulsionale. Il lavoro della cultura e le sue acquisizioni sono quindi una vittoria sulle pulsioni omicide e sul narcisismo distruttivo, esso implica il processo di sublimazione nelle sue componenti sia individuali che collettive. Infatti la sublimazione delle mete pulsionali, tratto saliente dell’evoluzione psichica del singolo è anche il risultato del lavoro della Kultur (Kulturarbait) e si articola coi processi di simbolizzazione. Le alleanze alienanti , difensive e offensive Le alleanze alienanti, difensive e offensive si organizzano in vista di una coalizione contro un altro allo scopo di distruggerlo o di dominarlo: una squadra di calcio, un commando, una gang si organizzano in base a questo tipo di alleanza. Queste alleanze si sviluppano anche come difesa da tutto ciò che è sentito come una minaccia al legame. Si tratta di un patto denegativo che si basa su operazioni difensive di diniego, disconoscimento e rigetto dell’altro, dei limiti e della realtà, creando così nel legame qualcosa di non trasformabile, delle zone di silenzio che mantengono i soggetti di un legame estranei alla propria storia e alla storia degli altri. Ogni soggetto dell’alleanza è così garantito di non sapere niente dei propri desideri dei propri affetti che siano di rabbia, di odio, o di abbandono, e ottiene una difesa contro un cambiamento che viene vissuto come catastrofico, di fronte a cui il gruppo rimane forte e saldo, cementato per così dire dal nemico esterno/interno. A volte questi patti alienanti, denegativi sono però l’unica difesa in situazioni estreme di violenza traumatica collettiva, insostenibili per la realtà psichica che, questa alleanza difensiva automatica rende banali e quasi accettabili (molto importante quanto dice di Silvia Amati Sas sull’analisi di persone che hanno subito tortura in regimi totalitari nel suo lavoro del 2010). Essere nell’intersoggettività non implica solo che certe funzioni psichiche siano inibite o ridotte e che altre siano elettivamente mobilitate ed amplificate. Si deve ammettere un’esigenza di non-lavoro psichico, degli abbandoni di pensiero, delle effrazioni dei limiti dell’Io (Moi), o di una parte della realtà psichica che specifica e differenzia ogni soggetto. È il caso dei gruppi settari o dei gruppi ideologici. Ed è per questa ragione che si deve ammettere che processi di auto-alienazione siano messi al servizio di alcune esigenze gruppali. In un certo qual modo non possiamo scegliere di sottrarci a queste esigenze: dobbiamo sottometterci ad esse per entrare in un legame e per esistere come soggetti. Ma dobbiamo anche staccarcene, slegarci da esse ogni volta che queste esigenze e le alleanze che le suggellano servono la nostra auto-alienazione e l’alienazione che imponiamo agli altri, più spesso all’insaputa di ciascuno. 118