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CONSECUTIO TEMPORUM Rivista critica della postmodernità Numero 4 Divenire Io (Je), può essere vissuto come un momento catastrofico: infatti alcune configurazioni familiari percepiscono talvolta il processo di soggettivazione dei membri che la compongono come una minaccia per l’identità comune. Laing e Esterson hanno meglio di altri descritto ciò che accade con le famiglie che si sentono minacciate quando uno dei membri rompe con la cultura familiare o, più esattamente, con l’immagine di famiglia interna comune a tutti i membri della famiglia. Il soggetto non può avere accesso alla propria singolarità senza una separazione accettabile ed una pluralità assimilabile. Evidentemente, in tal caso, nessun processo di soggettivazione è possibile, poiché minaccia di smembramento la famiglia intera così come ognuno dei suoi membri. È, in effetti, una minaccia per l’identità comune, ma anche per il divenire dell’identità del bambino o dell’adolescente. Il contratto narcisistico si è tramutato in patto leonino, alienante, mortifero. Il movimento psichico da sostenere è quello della separazione e dell’appropriazione del proprio spazio psichico, il riconoscimento di ciò che si chiamava, un tempo, la propria “vocazione”; nozione assai complessa, che può anche servire ad evitare di riconoscere in sé la voce – e la via – che vi chiama a diventare Io (Je). Conclusione Per concludere, queste teorizzazioni come ci aiutano ad affrontare la sofferenza psichica che incontra il soggetto nel proprio processo, mai concluso di soggettivazione? Sofferenza prodotta dal conflitto fra essere un “ fine per se stesso e anello e servitore di una catena di cui è beneficiario ed erede” . Una sofferenza, cioè, prodotta dal fallimento del contratto narcisistico e da alleanze e patti inconsci alienanti e destrutturanti. Sicuramente tali sofferenze ci aiutano a comprendere meglio i problemi con i quali, in quanto psicoanalisti, ci si trova a confrontarsi, In particolare sono sempre più frequenti e pressanti quelli legati alle forme contemporanee della realtà sociale: la frammentazione dell’ideale dell’Io, la spinta sempre più massiccia all’indifferenziazione che rendono più fragile il progetto identificatorio, l’estensione dell’uso difensivo del diniego piuttosto che della rimozione, e la spinta all’alienazione in parte subita e in parte desiderata, che fa emergere una precarietà dell’essere e della capacità di pensare . Le trasformazioni prodotte nei sistemi di rappresentazione collettiva in seguito al congiungersi dello sviluppo delle tecnoscienze e dell’inarrestabile espansione della logica neoliberista di mercato, sostengono l’affermarsi di soggettività svincolate dal sapere trasmesso dalle generazioni precedenti, e l’ancoramento all’aspirazione di una completezza narcisistica che rifiuta l’alterità, e il riconoscimento della dipendenza a costo di una profonda lacerazione dell’Io. Infatti l’individualismo trionfante si correla al rigetto della coscienza morale e all’emergenza di psicopatie, in cui si privilegia l’agito, il corpo, la realtà concreta, mentre nasconde una fragile stima di sé, responsabile di intensi viraggi depressivi, e del ricorso ai medicamenti psicotropi, e a tutti quei comportamenti cosiddetti di addiction (disturbi alimentari, alcoolismo e gioco compulsivo ecc). Soluzioni sintomatiche legate all’impatto coi profondi mutamenti che hanno investito la natura stessa del legame sociale, le funzioni paterna e materna, la famiglia come sede della mediazione sociale, e le istituzioni, mettendo in scacco la capacità di pensarsi nella propria differenza e di fare esperienza dell’altro. Non si tratta più solo della possibilità trasformativa che ogni cultura contiene in sé rispetto al sapere delle generazioni precedenti , del conflitto generazionale che è inevitabile e necessario, 119