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21 agosto
per quanto si rilegga e si studi Montale, rimane sempre imprecisabile; come dice Contini: “immagini
di difficile o disperata interpretazione”. E’ questo il momento etico del poeta: lasciarci non con
certezze, ma con dubbi e stupore. Dubbi e stupori indispensabili per indagare questo miserabile,
breve e sublime mistero che è l’esistenza individuale.
11 febbraio 1650, alle quattro del mattino muore Cartesio per una polmonite contratta in Svezia a
causa delle lezioni tenute alla regina Cristina quotidianamente prima dell’alba. Aveva 53 anni.
Vita, o l’avveramento dell’inessenziale. Perché anche i grandiosi eventi della storia, se studiati a fondo,
rivelano una componente d’involontarietà che li rende ridicoli (o sublimi, dipende dai punti di vista).
Manganelli, Pinocchio, un libro parallelo.
Di Manganelli ho letto soltanto Hilarotraghedia e Centuria. E’ un autore da approfondire, da
confrontare con Gadda, che, scocciato, andò a casa di Manganelli e trovò un fratello, non un
plagiatore.
22 agosto
Manganelli, La palude definitiva
La paura è un sentimento onnipotente. Come l’odio, l’avidità e l’amore. E l’invidia.
Pascoli riteneva il male più grande di Dio.
Pirandello s’è fatto poeta di quella pazzia trascendentale di noi contemporanei. I suoi drammi si
svolgono tutti nel chiuso di un cranio, sono i drammi della pazzia germinale che è nel cantuccio del
cervello di ognuno di noi. (Russo)
Una vita senza eventi stimola mille interpretazioni, perché potenzialmente chi l’ha vissuta è stato tutti
gli uomini. Mentre chi ha compiuto un’azione importante, diventa quell’azione, sarà ricordato ed
identificato in virtù di quell’unica azione.
Eppure quanti ancor oggi vogliono mostrarsi decisi, sicuri, intraprendenti, nonostante le meditazioni
di Gadda, Calvino, Buzzati e Pirandello. Ma che ha ancora da fare l’uomo contemporaneo, se già tutto
o quasi ha distrutto costruendo?
Il libro più difficile di quest’estate: Empson. Il più attraente: Zibaldone.
Non sopporto il becero, acritico, falsamente ingenuo “volemoce bene” di tanta scrittura d’oggi figlia
dell’ecstasy. Perché poi la solidarietà è poca, l’onestà è poca, la lungimiranza è poca, la riflessione è
poca, e tutto s’impaluda in questo culto astratto ed insulso dell’anima bella.
Conquistare qualcuno è ingannarlo. Poi si riaprono gli occhi e si riaffilano le unghie. E si sconta la
decisione di non esser voluti rimanere soli. O soltanto amanti. Credo sia tutta qui la filosofia di Don
Giovanni, l’uomo della paura sentimentale, colui che, terrorizzato dalla noia e dalla cattiveria umana
che ne consegue, preferisce fuggire in eterno.
Vorrei esser dotato della sincera lucidità di Russell, dell’acume critico di Contini, della padronanza
linguistica di Gadda, dell’estro di Dante, del senso della solitudine di Leopardi, dell’umorismo di
Ariosto, dell’allegria di Boccaccio. E invece…
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