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119 Ora è il suo momento: mentre cammina nervosa, accelerata, tutta rossa in viso e nelle gote, affrontiamo una salita ripida, sassosa, insolita lei la aggredisce con ingordigia, come un cavaliere nella giostra disperato per la sicura sconfitta contro il campione; l’espressione è quella della paura, mi chiedo se non è una interpretazione eccessiva, ma no, anche il suo respiro è affannato. Le sto accanto per qualche centinaio di metri, la osservo con sguardo paterno (un tempo era stata Madre lei), ma pare una sua battaglia personale, forse è qualcosa d’altro che non capisco, mi sorride e abbassa gli occhi calpestando i grossi ciottoli con la violenza di una sfida e perde energie passo dopo passo pian piano rassegnandosi ad una sconfitta. Ecco un’altra metafora! somiglia al cucciolo di triceratopo del cartone animato pronto a slanciarsi con coraggio contro ostacoli insormontabili. Devo lasciarla sola. Ha vent’anni, e io ne ho 52; ha bisogno di un coetaneo che la capisca non di un papà che magari l’ha sempre criticata e fatta sentire un po’ grassottella; Le Voglio Bene. L’albergo di Fonfria sembra più un rifugio alpino che un Albergue, una baita costruita in legno, tutta travature e pavimento in listelli, una pletora di letti a castello con piloni che paiono sequoie, e fuori, le mucche numerose che tornano dal pascolo allungate lungo la via principale, il trattorista impegnato a riparare il suo inquinante e rumoroso mezzo dietro alla collinetta dove si stende la biancheria e i numerosi colleghi a prendere il sole nel piazzale e gli ombrelloni con la marca di un gelato stampigliata sopra . Ieri Trabadelo, oggi Fonfria: pare che il nuovo corso, la nuova era del mio Pellegrinaggio, quella dell’anziano solitario, maturo e riflessivo, capace di convivere con i propri dolori e abile nel far diventare le proprie idiosincrasie meriti e medaglie da mostrare con orgoglio… dunque pare che il nuovo corso sia pieno di volti nuovi, di saluti accennati, diversi, di confidenze mancate ed eventualmente da ricostruire. Ripeto: sono aiutato in questo momento dalla compagnia solitaria del mio corpo e dai segnali da lui inviatimi. Che posso chiedere di più? Come essere a casa. E trionfo fra i contrasti, in quest’ambiente alpino l’albergatrice (difficile definirla hospitalera) ha accanto a sé come aiuto cuochi due brasiliani (quelli color nocciola,