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Ora è il suo momento: mentre cammina nervosa, accelerata, tutta rossa in viso e nelle
gote, affrontiamo una salita ripida, sassosa, insolita lei la aggredisce con ingordigia,
come un cavaliere nella giostra disperato per la sicura sconfitta contro il campione;
l’espressione è quella della paura, mi chiedo se non è una interpretazione eccessiva,
ma no, anche il suo respiro è affannato.
Le sto accanto per qualche centinaio di metri, la osservo con sguardo paterno (un
tempo era stata Madre lei), ma pare una sua battaglia personale, forse è qualcosa
d’altro che non capisco, mi sorride e abbassa gli occhi calpestando i grossi ciottoli
con la violenza di una sfida e perde energie passo dopo passo pian piano
rassegnandosi ad una sconfitta.
Ecco un’altra metafora! somiglia al cucciolo di triceratopo del cartone animato pronto
a slanciarsi con coraggio contro ostacoli insormontabili.
Devo lasciarla sola. Ha vent’anni, e io ne ho 52; ha bisogno di un coetaneo che la
capisca non di un papà che magari l’ha sempre criticata e fatta sentire un po’
grassottella; Le Voglio Bene.
L’albergo di Fonfria sembra più un rifugio alpino che un Albergue, una baita costruita
in legno, tutta travature e pavimento in listelli, una pletora di letti a castello con piloni
che paiono sequoie, e fuori, le mucche numerose che tornano dal pascolo allungate
lungo la via principale, il trattorista impegnato a riparare il suo inquinante e rumoroso
mezzo dietro alla collinetta dove si stende la biancheria e i numerosi colleghi a
prendere il sole nel piazzale e gli ombrelloni con la marca di un gelato stampigliata
sopra .
Ieri Trabadelo, oggi Fonfria: pare che il nuovo corso, la nuova era del mio
Pellegrinaggio, quella dell’anziano solitario, maturo e riflessivo, capace di convivere
con i propri dolori e abile nel far diventare le proprie idiosincrasie meriti e medaglie
da mostrare con orgoglio… dunque pare che il nuovo corso sia pieno di volti nuovi,
di saluti accennati, diversi, di confidenze mancate ed eventualmente da ricostruire.
Ripeto: sono aiutato in questo momento dalla compagnia solitaria del mio corpo e dai
segnali da lui inviatimi. Che posso chiedere di più? Come essere a casa.
E trionfo fra i contrasti, in quest’ambiente alpino l’albergatrice (difficile definirla
hospitalera) ha accanto a sé come aiuto cuochi due brasiliani (quelli color nocciola,