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mendicanti censiti nel Taro ben 1.200 degenti, ossia il 20% del totale. Fino a quel momento gli evasi erano stati solo 5 (quindi più o meno 0,3 al mese) ed i fondi annui destinati alla struttura ammontavano a 250.000 franchi (527). Tra le attività produttive, oltre a quelle già citate in precedenza, è bene ricordare i materassai e i falegnami e ciò dimostra come al di là della centralizzazione, le attività produttive presenti nella struttura presentavano variazioni ed innovazioni che si susseguirono con continuità nel corso del tempo e dell’avvicendarsi dei direttori. L’utenza del Deposito era strettamente legata alle operazioni di polizia, dato che vagabondaggio e accattonaggio comportavano l’arresto e il possibile (l’alternativa, poco allettante, era direttamente il carcere) trasferimento nell’istituto, per cui tra le carte di quest’ultimo emerge una tavola dei mendicanti arrestati nell’agosto del 1813 che può aiutarci a fare luce ulteriore sulle tipologie di degenti del Deposito. In quel mese nella sola città di Parma vengono arrestati sei mendicanti, di cui due indigeni e quattro nati a Solignano e Torrile tra gli altri comuni. La loro età va dai 20, ai 40, ai 45, ai 56 ai 60, fino ai 76 anni; dopo un mese e più di galera quattro vengono liberati e due (il più vecchio e il quarantacinquenne, probabilmente in cattive condizioni di salute) inviati presso il Deposito di mendicità, le cui performance produttive riguardavano un utenza con problemi fisici superiori alla media e attribuibili a vari fattori e non esclusivamente all’insorgere di qualche malattia (528). Sanvitale aveva chiara questa situazione quando rispondeva a Delporte in una missiva a lui indirizzata del 1 novembre 1810 che il tempo trascorso tra l’inaugurazione del Deposito e l’avvio dei lavori negli atelier era necessario per organizzare al meglio le capacità produttive di una manodopera che presentava ampie situazioni fisiopsicologiche di difficoltà. Sanvitale informa Delporte che il prezzo di costo ottenibile dal lavoro della manodopera è poco più alto di quello dei prodotti di Bottamini, unico fabbricante di drappi di lana nel Dipartimento del Taro, il che vuol dire che è possibile creare prodotti ad un prezzo concorrenziale, più basso di quello finale di Bottamini per via 527: Ivi 528: Vedi supra nota 106 331