Download Guerra agli umani
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dentro, facciamo filotto. Tanto vale tentare, no? Mahmeti restò in silenzio. Non era abituato alle idee altrui. Doveva concentrarsi. Evitare di lasciarsi convincere troppo in fretta. Attendere che le controindicazioni affiorassero nel cervello. Col Marcio era un'operazione delicata. Aveva il dono di stordirti a furia di stronzate. Di ipnotizzarti con finte sicurezze. Quello tentò di rincarare la dose. Mahmeti alzò una mano e ottenne silenzio. Finí di fumare. Schiacciò la cicca nel posacenere. - Va bene - disse alla fine - ma bisogna essere sicuri. Non possiamo metterci a scavare, dopo. Dobbiamo saperlo prima. Sapere se sono là dentro oppure no. Se dobbiamo preoccuparci ancora o se siamo tranquilli. Una mano si allungò sulla spalla di Mahmeti. Una stretta forte. - Grazie, capo. - Risparmia le frocerie e diamoci una mossa. - E come? - domandò Pinta dubbioso. - Li becchiamo dalle voci? - No. Lo sparo del genio l'hanno sentito e adesso non parlano per un pezzo. Scendiamo giú. Voi restate sulla porta. Io giro intorno per vedere se c'è un'altra uscita. Poi uno entra, l'altro lo copre. Se possibile, evitate di sparare. Cerchiamo di non lasciare tracce. Una pistola puntata basta e avanza. Quando quello che è andato dentro esce fuori e da l'okay, allora si fa saltare tutto. - Fantastico - s'infervorò il Marcio - Se possibile, quello vorrei essere io. Mahmeti annuí. Poi sbandierò la Tomcat. - Quanti colpi abbiamo? Pinta tagliò l'aria con la mano. Marcio controllò. - Uno - mentí. Meglio stare in campana. Autonomia di fuoco e dimensioni del sesso sono di quegli argomenti che la sincerità non paga. - E io tre, - concluse il capo, fissando il parabrezza in uno sforzo di riflessione. Altra cazzata: le pistole avevano calibri diversi. 7.65, Beretta 9 mm e Glock .45. Impossibile spartirsi le munizioni. - Tu questa - disse infine a Pinta porgendogli la compatta. - Perché a me? - Perché sei quello che copre. Hai bisogno di fuoco. - D'accordo. E tu? - Io quella scarica. Se scappano dal retro, si ritrovano in faccia il cannone. Basta e avanza. Aprí lo sportello e fece segno di scendere. Le rovine della canonica distavano meno di trecento metri. Squittire di ghiri tra i rami bassi coprí lo scricchio delle suole sulle pietre della mulattiera. Gaia si è accucciata accanto alla feritoia che lascia entrare la luna. Mi fa segno di raggiungerla. La feritoia sarebbe una grotta di Lourdes, scala uno a dieci. La statua della Madonna ci dà le spalle, intenta a benedire la radura e una sfilza di vasi vuoti. La radura e tre manigoldi che la attraversano di soppiatto. La radura e un gladiatore nigeriano esperto in icone che salta giú da un faggio e si mette a tallonarli. Non erano questi i patti. Il sottoscritto e la fata possono cavarsela da soli. Ho una fionda professionale e alcune biglie d'acciaio. Nessun luogo vale un assedio, eppure eccoci. Ennesimo precetto troglodita evaporato in poco tempo. Forse perché i precetti sono roba di lusso. Una civiltà davvero essenziale dovrebbe imparare a farne a meno. Spari. Abbaiare di cani. Odori di uomo. Un tris che il Facocero aveva imparato a temere da quando era striato. Poi aveva imparato ad odiarlo, via via che le zanne crescevano. E il Facocero, di zanne, ne aveva due piú degli altri. 136