Download Guerra agli umani
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poco, ma qualcosa in ballo ci dev’essere. - Quando pensi di poter cominciare? - Massimo due settimane. - Allora facciamo cosí - stabilí Pinta in base alle indicazioni ricevute - Un incontro di prova. Abbinato a uno dei nostri, come sorpresa della serata. Se tutto fila, se la cosa piace, andiamo avanti. Non a percentuale però. Un tanto a botta. Innocenti si morse il labbro. Toccava a lui chiedere: - Quanto? - Due milioni per te piú uno di borsa. Finché funziona. Quando non funziona piú, si smette. Il maestro rispose che ci avrebbe pensato. Pinta si alzò per congedarsi. Appena fuori, il Marcio cominciò a dare in escandescenze, a dire che bisognava andare piú cauti nell’allargare il giro, che Innocenti ci si poteva pulire il culo con le sue garanzie, che coinvolgere dei ragazzini era un azzardo troppo grosso, che se si andava avanti cosí, lui si tirava fuori da tutto. - Poi, cristo, ti pare che vieni a un appuntamento vestito da muratore? Pinta afferrò la maglietta biancorossa tra pollice e indice di entrambe le mani. - Che c'entrano i muratori? È una maglia da calcio, scemo. - Sí, va be', ma sempre uguale ti vesti? Quante cazzo ce n'hai, di 'ste maglie? - Abbastanza per non puzzare di sudore come certi drogati. - Eh, come t'incazzi! Volevo solo capire… - Ma che vuoi capire tu? È un voto, va bene? Una scommessa. Il Barletta venne in C1 e io mi porto la maglia fino a giugno. Problemi? Il Marcio alzò le mani in segno di resa. Zoppicando piú del solito, si accostò allo sportello. Era rimasto aperto. Si disse convinto di averlo chiuso e non ci fu verso di farlo salire. Qualcuno doveva aver manomesso l’auto. Pinta dovette prendere le chiavi, mettersi alla guida, accendere il motore, uscire dal parcheggio, fare inversione. Solo allora quell'altro si mise a sedere. Niente bomba. Ma tempo un chilometro e il contenuto di tasche e portaoggetti era disseminato sul tappetino, costretto a rivelare possibili insidie e improbabili ordigni. 14. Lilith, Darwin e la rivoluzione animale Puttana miseria! Vuoi vedere che se l'era perso? Eppure non è che la sede fosse poi cosí grande. Un buco di sei per cinque al terzo piano di Molino Scaglia, proprio di fianco alla segreteria del Museo. Il museo che era poi il mulino stesso. Sotto l'abitazione del mugnaio, la sala di macinazione e quella dei catini erano ancora intatte, uguali a settant'anni prima. Sciami di under dodici si aggiravano ogni mattina tra gli antichi macchinari: palmento, bilanciere, tramoggia. L'addetto di turno tirava l'apposita leva, apriva il condotto della bottazza, faceva scendere acqua nei catini. La macina si metteva in moto. Allora i bambini, a turno e senza spingere, potevano buttar dentro un po' di castagne secche, o di frumento, a seconda della stagione, raccogliere nella madia il loro pugnetto di farina, chiuderlo in un sacchettino di iuta e andarsene a casa contenti. Il pomeriggio non c'era quasi mai nessuno. Ogni tanto un paio di escursionisti. Altre volte una famigliola. Morta lí. L'Associazione Terra e Libertà aveva restaurato l'edificio con i soldi di un progetto europeo. Il comune gliel'aveva dato in gestione. L'assemblea dei soci si teneva il mercoledí sera, quando i bambini se n'erano andati da un pezzo, e i villeggianti occasionali s'erano presi i loro dépliant, e le manutenzioni ordinarie, con le varie pulizie, erano belle che finite. Il collegio dei probiviri, invece, si riuniva di venerdí, ma cosa se ne facesse di tre probiviri un'associazione da trenta iscritti, non era chiaro a nessuno. Nondimeno, come ogni venerdí, il presidente aspettava gli altri due preparando il tavolo per la 40