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Mancini si domanda persino se il perito dell’accusa non avesse equivocato le richieste del tribunale, cioè di determinare se con 300 grammi di polvere nera fosse possibile costruire una bomba o se “quel determinato oggetto sequestrato nella Casa di Collegno” fosse o meno un ordigno esplosivo. “[Si…] ritiene che il quesito affidato al perito dal GIP non potesse essere inteso vertesse sulla possibilità o meno di caricare una bomba, destinata ad esplodere, con della polvere nera, perché questo è noto a tutti e non richiede certo una perizia, ma sul fatto che quel particolare reperto fosse una bomba capace di esplodere, o destinata ad esplodere, od altro; eventualmente se fosse una bomba da finire. Pertanto l’oggetto avrebbe dovuto essere fedelmente riprodotto; molti dati mancavano, e ciò avrebbe suggerito di non azzardarsi in un tentativo di ricostruzione, ma, volendo farlo, avrebbe dovuto essere riprodotta fedelmente almeno la geometria, lo stato di aggregazione e il confinamento della carica, quale risultava dalla descrizione e dai dati disponibili”596. Specialmente sulla terza bomba costruita da Conti, quella che era esplosa rompendo l’asse su cui era appoggiata ferendo gravemente il manichino, Mancini ritiene che: “l’oggetto era […] una vera e propria bomba […]. Ma non era simile all’oggetto reperito”597. Un’altra incognita è quella relativa al lato tappato con nastro isolante. Mancini chiede a Conti come, secondo lui, gli eventuali artigiani bombaroli avrebbero ovviato al problema della chiusura, fermo restando che non avrebbe avuto alcun senso filettare il tubo dopo avervi inserito e calcato la polvere. Conti comincia a mostrare un certo imbarazzo e risponde: “Cosa potessero usare non lo so. L’idea è che l’ordigno fosse non finito, bisognoso d’intervento, come una macchina senza gomme”. In realtà l’unica “macchina senza gomme” è l’inchiesta che ha portato all’arresto dei tre anarchici, ma questa, purtroppo, possiede una forte spinta propulsiva determinata dai vari apparati repressivi dello Stato e, pur traballando, continua a procedere inesorabile. Un altro elemento a dimostrazione che l’oggetto in questione non era un prodotto artigianale è dato dalla filettatura interna del tubo. Se è relativamente facile, con una filiera da idraulico, filettare manualmente all’esterno anche tubi di grosso diametro, all’inverso è impossibile – senza adeguati macchinari – eseguire internamente la stessa operazione. Lo stesso tubo di propilene isotattico è di difficile reperimento sul mercato, in quanto, sebbene usato in vari impieghi, ha una distribuzione limitata. Conti afferma: “Non escludo che potesse essere un razzo antigrandine, anche se tali razzi hanno degli alettoni per la direzione”. Mancini replica citando dei testi specifici in cui sono illustrati razzi simili privi di alettoni. Il perito d’accusa, messo alle strette, sbotta: “Non ho mai detto che la pipe-bomb non potesse avere effetto razzo. Infatti nelle mie prove vi è sia l’effetto razzo che quello bomba, ma comunque era un contenitore con 300 grammi di polvere nera e sarebbe stato pericoloso se fosse scoppiato nelle vicinanze di una persona. Non so l’uso a cui era destinato, non ho la sfera di cristallo”. A questo punto Giordana interviene a togliere dall’imbarazzo Conti, dando prova della sua solita parzialità: “Noi non dobbiamo valutare la categoria merceologia dell’oggetto: se era un razzo o meno ma se lo stesso rientra fra quelli la cui detenzione e punibile dalle norme del codice penale”. Come se il processo vertesse solo sulla detenzione di un razzo vietato e lo stesso (praticamente l’unica arma rinvenuta, se escludiamo le bombolette spray) non fosse parte integrante di un disegno volto a dimostrare la pericolosità sociale dell’imputato, accusato di associazione terroristica con finalità eversive. Mancini poi contesta a Conti le analisi fatte sui campioni di polvere che dimostrerebbero una certa dis-omogenità, prova, questa, della sua fabbricazione artigianale. La composizione della polvere nera è molto eterogenea e varia dall’uso e dal luogo dove è stata fabbricata, anche una cattiva conservazione (a causa dell’umidità) ne pregiudica la compattezza. Le variazioni rilevate nelle analisi dei campioni potrebbero essere determinate dal modo in cui sono stati raccolti e da come sono stati conservati. Quando chiede a Conti da quali punti dell’oggetto questi sono stati prelevati (poiché, secondo il verbale, dal foro usciva della polvere, segno evidente che, in quel punto, la compattezza era deteriorata dall’umidità, e di conseguenza, anche l’omogeneità ne sarebbe stata compromessa) questi risponde che non lo sa e che bisogna chiederlo ai carabinieri che hanno eseguito l’operazione. 596 597 Ibidem. Ibidem. 132