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LA STAMPA
SABATO 1 NOVEMBRE 2014
Primo Piano .11
.
U
PARTITI
MANOVRE E POLEMICHE
Taccuino
il caso
MARCELLO
SORGI
MARCO BRESOLIN
n anno fa, quando
c’era da scegliere
il suo successore
alla guida della
Lega, Roberto
Maroni disegnò uno schema
per evitare lo scontro tra Salvini e Tosi (entrambi pronti a
candidarsi): il primo a capo
del partito, il secondo al lavoro per costruirsi una leadership nel centrodestra in vista
delle primarie. «Ricordo bene
quel giorno – racconta oggi
Tosi –, era un sabato ed eravamo nell’ufficio di Bobo a Palazzo Lombardia. Mancavano
due ore alla presentazione
delle candidature per il congresso. Siglammo un patto:
Matteo avrebbe avuto il compito di rivitalizzare il partito,
io quello di andare avanti con
il progetto di un nuovo centrodestra. Io sto mantenendo fede a quel patto». Qualcun altro - sembra voler dire il sindaco di Verona, anche se non
lo fa apertamente – no.
La crescente popolarità del
giovane Matteo lo ha infatti
già proiettato nel ruolo di leader dell’intera coalizione: «Se
facciamo le primarie – dicono
i suoi sostenitori – il candidato è lui». Maroni invece è rimasto fedele al suo progetto
(«La spinta di Tosi è fondamentale per guidare il centrodestra»), solo che ora non sa
più come spegnere i bollenti
spiriti di chi vede Salvini e solo Salvini.
È infatti bastato che i consiglieri regionali vicini a Maroni
organizzassero un incontro
con Tosi per scatenare gli ultras salviniani: «Traditori»,
«carbonari», e via dicendo.
Sulla graticola c’è finito soprattutto Stefano Bruno Galli,
politologo dell’Università di
Milano e capogruppo della Lista Maroni in consiglio regionale. È stato lui a organizzare
quella riunione con il sindaco
di Verona. «Ma è Bobo a muovere i fili», accusa un fedelissimo di Salvini, sottolineando
Sugli Esteri vince
il compromesso
tra Quirinale
e Palazzo Chigi
U
L
DANIELE SCUDIERI/IMAGOECONOMICA
MARCO BERTORELLO/AFP
Obiettivo primarie
Carroccio di lotta
Flavio Tosi vuole adottare il sistema delle liste
civiche per le primarie del centrodestra
Dopo essersi preso la segreteria del partito,
Salvini punta alla leadership del centrodestra
Il dualismo tra Tosi e Salvini
che torna a dividere la Lega
Il sindaco: “C’è un patto e va rispettato”. Maroni sta con lui
che il rapporto tra segretario e
governatore sta scricchiolando.
Ovviamente Galli nega, però assicura che i suoi consiglieri
guardano con molto interesse al
progetto di Tosi. «La forma partito è ormai una chincaglieria
novecentesca – dice il consiglie-
re-politologo –, oggi servono
nuove forme di aggregazione del
consenso. La Fondazione di Tosi
punta a un cartello di liste civiche, vuole replicare su scala nazionale il modello Verona. È
questa la strada da seguire».
Dentro la Lega, però, non tut-
ti la pensano così. Ci sono le felpe e le cravatte. I duri e puri di
Salvini (le felpe) insistono sulla
strada presa dal segretario: una
Lega movimentista, di lotta,
«grillina». E l’uomo adatto da
mettere sul piatto della coalizione è quindi solo e soltanto uno:
FU ASSOLTO IN PRIMO GRADO: «LA MIA VITA ROVINATA»
Casa al Colosseo, prescrizione per Scajola
L’accusa di finanziamento illecito si prescriveva in questi giorni e i giudici
della seconda corte d’Appello di Roma hanno, quindi, dichiarato il non potersi
procedere nei confronti dell’ex ministro dello Sviluppo
Economico, Claudio Scajola. Dopo l’assoluzione del
gennaio scorso davanti al
giudice monocratico perché
1
l’ex ministro «era inconsapevole» di quanto accaduto,
si conclude così il secondo
grado di giudizio nella vicenda dell’acquisto da parte di Scajola di un appartamento in via del Fagutale, a
pochi passi dal Colosseo a
Roma. «Questo processo ha
causato tutto il casino nella
mia vita», il commento dell’ex esponente del Pdl che
era presente in aula e da alcuni mesi agli arresti domiciliari per un’altra vicenda
giudiziaria, quella portata
avanti dalla procura di Reggio Calabria e che coinvolge
l’ex parlamentare Amedeo
Matacena. La difesa dell’ex
ministro ha salutato con
«soddisfazione» la decisione della corte presieduta da
Luigi Luca.
[R. I.]
Grillo rifiuta l’intervista da 2000 euro
“L’iniziativa è temporaneamente sospesa”
La cifra sarà
comunque devoluta
agli alluvionati
di Genova
FRANCO GIUBILEI
ROMA
Chi si ricorda di Beppe Grillo
che, nella Genova disastrata
dall’alluvione, per essere intervistato chiedeva 2.000 euro per un’intervista da devolvere alla popolazione colpita? Beh, c’è chi lo ha preso allegramente sul serio, raccogliendo e versando la cifra richiesta sul conto indicato dal
comico-leader, per poi sentirsi rispondere picche: quattro righe dal tono formale inviate via mail ieri mattina in
cui Grillo ringrazia per la do-
a scelta di Paolo Gentiloni come ministro
degli Esteri rappresenta un compromesso, tra
Renzi e Napolitano e di Renzi con se stesso. Il premier
ha preso atto che il Capo dello Stato, che era già intervenuto nei giorni più difficili
della trattativa con i partner
europei sulla designazione
di Federica Mogherini come
alto rappresentante per la
politica estera dell’Unione,
per suggerire di non impuntarsi e accettare la richiesta,
che veniva da Bruxelles, di
un candidato di maggiore
esperienza, stavolta non
avrebbe accettato il criterio
della scelta sorprendente,
come sarebbe stata quella di
Lia Quartapelle, la trentaduenne neo-deputata che
era entrata nel mirino di Palazzo Chigi.
Di qui due candidature di
lungo corso, come quelle di
Giorgio Tonini e Paolo Gentiloni. La scelta è caduta su
quest’ultimo - rinunciando
anche alla parità uominidonne nella compagine di
governo, e in questo sta il secondo compromesso - perché dei due è il più vicino a
Renzi e perché ha fatto la
sua scelta a favore dell’exsindaco in tempi non sospetti e senza chiedere né ottenere in cambio alcunché.
Nato politicamente con Rutelli, per anni suo braccio destro al comune di Roma, ministro delle comunicazioni
nel secondo governo Prodi,
deputato della commissione
Esteri e membro dell’Associazione Italia-Usa dell’Unione parlamentare,
Gentiloni proviene dalla
Margherita, è considerato
un politico a tutto tondo e
rappresenta una novità anche per tutto il mondo delle
fondazioni e uffici studi di
problemi internazionali che
ruota attorno alla Farnesina. In questo senso offre al
premier un ulteriore requisito di indipendenza.
Risolto il problema del
nuovo ministro degli Esteri,
per Renzi resta aperto il
fronte con la Cgil, e in particolare con la Fiom di Landini. Lo sciopero generale di
otto ore proclamato dal sindacato dei metalmeccanici
rischia di coincidere con le
giornate più calde del dibattito parlamentare sul Jobs
Act. Il premier adesso deve
decidere se riproporre alla
Camera il testo alquanto generico della legge delega già
approvata al Senato, o aprire alle richieste della minoranza Pd di una più puntuale
precisazione dei termini della riforma, accogliendo anche le integrazioni venute
dai bersaniani - ad esempio,
il diritto alla reintegra anche
per i licenziamenti disciplinati, oltre che per quelli discriminatori - nella riunione
della Direzione Pd che aveva
preceduto il voto a Palazzo
Madama.
nazione, annuncia che «l’iniziativa è temporaneamente
sospesa» e avverte che l’importo è stato rimborsato.
Destinatari: Luca Bottura
di Radio Capital, che ogni mattina va in onda con un’ironica
rassegna stampa, e la redazione di Servizio Pubblico, che
aveva avuto la stessa idea.
Niente intervista a nessuno
dunque, nonostante la tambureggiante campagna di Bottura sulla sua emittente e su
Twitter (hashtag: «Beppe vai
da Luca», diventato subito un
tormentone), grazie alla quale
ha raggiunto e superato quota
duemila euro (2.824, per esser
precisi) coinvolgendo i suoi
ascoltatori.
«Hanno partecipato a centinaia, chi versando un euro e
chi qualcosa in più, compreso
qualche pazzo che ha sborsato
100 euro – spiega il conduttore
e autore -. L’ho fatto con spirito goliardico e di gioco, ma in
5-6 giorni abbiamo raccolto la
cifra necessaria con l’impegno
che Grillo avrebbe dovuto rispondere alle domande degli
ascoltatori, non alle mie».
Invece non è bastato, e un
MATTIA FELTRI
apete che ha detto Elon
Musk? Ah, Elon Musk è
un genio, un
imprenditore seriale, come si
dice oggi, a cui dobbiamo
S
paio d’ore oltre la scadenza del
termine fissato, l’orario d’inizio della puntata di Lateral di
ieri, è arrivato il niet di Grillo.
«Forse quando ha stabilito i
2000 euro ha pensato che nessuno lo prendesse sul serio –
commenta il conduttore -: fra
idee formidabili: il sistema
di pagamento internet
PayPal, le auto elettriche
Tesla, la compagnia spaziale
SpaceX. Dunque, Musk era
a un seminario in
Massachusetts e ha detto
che il più grande pericolo
per l’umanità è
rappresentato dalle
intelligenze artificiali.
Sarà, ma noi in Italia
ce la caviamo ancora
alla grande con le vecchie
imbecillità naturali.
Lui. Una visione che si scontra
con quella dei leghisti più istituzionali (le cravatte), quelli che
«va bene parlare alla pancia, ma
poi bisogna governare». È questa la Lega di Maroni, quella che
guarda a Tosi, aperta al dialogo
con gli altri partiti. Certamente
più di Salvini: ieri, per esempio,
il sindaco di Varese Attilio Fontana, su ordine del segretario,
ha dovuto estromettere dalla
giunta il suo vice Carlo Baroni.
La sua colpa? È di Ncd.
In questo dualismo SalviniTosi c’entra anche la storica rivalità lombardo-veneta, ma il
vero scontro è sulla linea politica. L’unico punto in comune, in
rottura con il passato, è la dimensione nazionale del progetto. «Però ricordo che sono stato
io il primo a parlare di Italia e
non più di secessione - sibila Tosi -, ora tutti hanno capito che è
questa la strada». Salvini prova
a smentire la competizione, ma
di fatto ne ammette l’esistenza:
«Avercene di rivali come Tosi».
Rivali, appunto: l’ha detto lui.
l’altro l’Iban che aveva indicato per il versamento era sbagliato, abbiamo dovuto informarci meglio per avere quello
giusto».
Ma perché Grillo si è tirato
indietro? Ha lanciato il sasso e
nascosto la mano? Bottura la
prende col solito humour:
«Forse si sarà sentito più tutelato da Vespa… L’ho cercato in
diretta tramite i suoi parlamentari, ho telefonato anche a
Vito Crimi, ma stava prendendo l’aereo e non ha potuto aiutarmi, forse due cose insieme
non riusciva a farle. Il movimento non è il mio bersaglio,
ma Renzi o De Benedetti se
non altro non sono stati così
disinvolti da mettere una tariffa sulla libertà di stampa. È
stata un’esperienza di intelligenza satirica condivisa, con
molta gente che voleva vedere
come andava a finire e lo ha
fatto in modo cazzaro, la dimostrazione che se ci fosse meno
bile si otterrebbe qualche risultato in più».
I soldi, una volta restituiti
da Beppe Grillo, andranno
comunque ai genovesi danneggiati.