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LA STAMPA SABATO 1 NOVEMBRE 2014 I dossier sul tavolo R 1 LA CRISI UCRAINA Soluzione politica e fine delle sanzioni contro la Russia R 2 R IL CAOS LIBICO Lavorare per la riconciliazione tra le parti in lotta nel Paese 3 I MARÒ E L’INDIA Cercare un’intesa con l’India dopo l’incidente per il quale sono stati arrestati Latorre e Girone R 4 LA MINACCIA ISLAMISTA In Siria e in Iraq, con l’allarme per i jihadisti partiti dai Paesi europei, compresa l’Italia Primo Piano .3 . R 5 IL NUCLEARE IRANIANO Il 24 novembre è la data limite per un accordo sul programma nucleare di Teheran “Proseguirò la linea Mogherini In gioco la nostra sicurezza” Ma all’interno c’è chi come Fioroni lo punge: rottamata la rottamazione Gli ultimi tre predecessori Retroscena FABIO MARTINI ROMA oquacissimo quando vuole, cioè quasi tutti i giorni, Matteo Renzi sa tenere copertissime le carte che devono restare segrete. Come il nome di Paolo Gentiloni, individuato quattro giorni fa da Renzi come il candidato “giusto” per la Farnesina e calato soltanto due sere fa nel colloquio decisivo con Giorgio Napolitano. Con un abile lavoro maieutico, Renzi si è presentato con una cinquina, Marina Sereni, Lapo Pistelli, Elisabetta Belloni, Giorgio Tonini e Paolo Gentiloni. Non Lia Quartapelle, giovane promessa del firmamento democratico, lasciata correre sui giornali, ma mai entrata in “rosa”. Renzi ha spiegato al Capo dello Stato quali fossero dal suo punto di vista limiti e virtù dei candidati. Via via, senza sottolineature personalistiche, tre dei cinque candidati di fatto sono “caduti” e ne sono rimasti soltanto due in lizza, Pistelli e Gentiloni. A quel punto il presidente del Consiglio, ricordando il curriculum da ex ministro di Gentiloni, le sue doti politiche, la sua freddezza, le sue “naturali” doti diplomatiche ha fatto capire di preferire quella soluzione. Al termine della chiacchierata, pacata e senza asperità, di fatto la scelta era stata fatta e poi in mattinata, L Terzi Giulio Terzi lasciò il ministero degli Esteri il 26 marzo 2013, dopo il caso Marò. L’interim fu assunto direttamente dal premier Mario Monti. Terzi era in carica dal 17 novembre 2011 Bonino Entrò in carica il 28 aprile 2013. Radicale, grande esperta del mondo arabo, di cui ha studiato la lingua, il ministro degli Esteri del governo Letta restò in carica fino al 22 febbraio 2014 Mogherini Ministro degli Esteri dal 22 febbraio 2014, Federica Mogherini ha appena lasciato il posto per diventare Alto commissario per la politica estera Ue in una ulteriore telefonata tra Napolitano e Renzi, la decisione è stata formalizzata. Per Matteo Renzi una scelta non semplice per almeno due ragioni che il premier ha ben soppesato, prima di bypassarle. La prima : il nuovo ministro pur non essendo un personaggio della “vecchia politica” - ha 60 anni. La seconda: Paolo Gentilloni squilibra la perfetta parità di genere dell’esecutivo, che sembrava un dogma intangibile per Matteo Renzi. Ma alla fine il presidente del Consiglio ha insistito su Gentiloni per un motivo inconfessabile, ma che è la principale ragione della sua scelta. Renzi voleva dimostrare (all’opinione pubblica e non assolutamente a Napolitano del quale ha un grande rispetto) che anche stavolta aveva prevalso la sua opzione e altre che erano sul tappeto. In altre parole: ho vinto io un’altra volta. Paolo Gentiloni è notoriamente renziano e sin dalla prima ora. Di più: Gentiloni, per dirla con un paradosso, è stato “renziano” ancor prima che si affermasse il fenomeno-Renzi. Dal 2001 fino alla segreteria Bersani, Gentiloni è stato uno dei solitari portavoce di un partito democratico aperto, che rompesse culturalmente e politicamente con il continuismo post-comunista. Naturalmente nella scelta gioca anche il fatto che alla Farnesina, Renzi non vuole personaggi che gli facciano politicamente ombra. Era il motivo che nel febbraio scorso lo aveva spinto a scegliere Federica Mogherini, in quel caso fronteggiando l’esplicita perplessità di Giorgio Napolitano, che avrebbe preferito la conferma di Emma Bonino. Da questo punto di vista Gli altri candidati Buon lavoro a Gentiloni, profilo politico giusto per la politica estera dell’Italia Lia Quartapelle Auguri a Paolo Gentiloni nuovo ministro degli Esteri Lapo Pistelli Gentiloni, proprio perché renziano per convinzione, è affidabilissimo agli occhi del capo del governo. Ma c’è una seconda ragione che ha spinto Renzi nella scelta: il presidente del Consiglio non lo dirà mai pubblicamente, ma informalmente sì: fino a ieri tra i ministri in carica soltanto Maria Elena Boschi era “classificabile” come renziana doc, anche se ovviamente Renzi non ha posto a Napolitano un problema di “quote” o di “lotti”. E infatti le poche parole pronunciate da Gentiloni dopo il giuramento al Quirinale sono perfettamente in linea: «La mia politica estera sarà in continuità con il governo precedente, in particolare con il ministro Mogherini». E ancora. «La politica estera non è una partita lontana o esotica ma influisce direttamente sul nostro futuro, su quello economico e sulla nostra sicurezza». Renzi ha messo nel conto le battute sull’età politica di Gentiloni che infatti sono arrivate anche da casa Pd. Beppe Fioroni, uno che non ama Renzi, ha chiosato: «Gentiloni finalmente ministro, premiato il merito e la capacità! e....rottamata la rottamazione per il bene del paese! Bravo Renzi». E il presidente del Consiglio, oltre ai commenti informali che lascia sempre correre, tra oggi e domani dovrà dire qualcosa sulla doppia “trasgressione”, di genere e anagrafica. Jena Cucchi Fu suicidio. [email protected]