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2 .Primo Piano
STAMPA
.LA
SABATO 1 NOVEMBRE 2014
U
GOVERNO
LA CASELLA MANCANTE
Alla fine agli Esteri spunta Gentiloni
Contropiede di Renzi: rinuncia alla pausa di riflessione e telefona al Quirinale, che non può dire il terzo no
ANTONELLA RAMPINO
ROMA
Il nome di Paolo Gentiloni
per la Farnesina è frutto di
un contropiede di Matteo
Renzi: Napolitano aveva invitato a una scelta ponderata, il premier ha reagito accelerando. Con una telefonata, neanche particolarmente
lunga, ieri mattina al presidente della Repubblica e, ottenuto il via libera, l’immediata diffusione della notizia,
orario del giuramento al Colle compreso.
L’idea il presidente del
Consiglio l’aveva messa a
fuoco nelle ore successive alla serrata discussione al
Quirinale, giovedì con Giorgio Napolitano, che s’era
conclusa in modo interlocutorio. Un’idea «maturata
Fonti parlamentari
spiegano che l’idea
è «maturata nelle
ultimissime ore»
nelle ultimissime ore», come
riferivano infatti fonti parlamentari, ma che di quella discussione è in qualche modo
figlia, salvo la mossa finale,
quella con la quale Renzi ha
scartato. Sapendo che Napolitano, che aveva già opposto due dinieghi, non avrebbe potuto e voluto pronunciare un terzo no.
È bastato dunque un contatto telefonico diretto, e il
cerchio si è chiuso sul nome
di Gentiloni, mai uscito prima nelle rose del toto Farnesina, nemmeno in quelle più
riservate, come confermano
anche gli altri papabili in liz-
Il giuramento
Paolo Gentiloni giura davanti a Giorgio
Napolitano, Matteo Renzi, il segretario Generale
Donato Marra, e il generale Mosca Moschini
za, colti di sorpresa come tutti. Con il dettaglio finale di avvisare i possibili candidati di
cui Renzi stesso aveva parlato
al Colle giusto con un sms
mezz’ora prima di dare la notizia alle agenzie. E, particolare significativo, rendendo anche immediatamente pubblica l’ora nella quale ci sarebbe
stato il giuramento al Colle,
cosa che spetta al Quirinale,
ieri particolarmente concentrato sulla diffusione della
trascrizione dell’udienza della Corte d’Assise di Palermo
che ha avuto il capo dello Stato come teste.
Fortemente deciso insomma Renzi a non prendersi
qualche giorno per pensarci
su, e tantomeno ad assumere
un breve interinato come Napolitano gli aveva proposto al
fine di giungere a una scelta il
più meditata possibile, ha accelerato e comunicato a Napolitano la sua proposta. Del resto, il capo dello Stato aveva
esercitato una dettagliata moral suasion, già sgombrato il
campo dal tema «quote rosa»,
eliminando così d’un sol colpo
sia la preferita di Renzi, Lia
Quartapelle, che Marina Sereni ed Elisabetta Belloni, pure
nella rosa tutta femminile presentata dal premier.
Napolitano invece s’era
speso esplicitamente per Lapo Pistelli, che ha ormai maturato esperienza alla Farnesina
ed è un uomo politico capace
di iniziativa, come ha dimostrato anche recentemente
non solo con la legge sulla cooperazione, ma anche recandosi ad Erbil durante i primi
bombardamenti contro il Califfato, oltre ad aver organiz-
zato il viaggio di Renzi a Bagdad. Il no di Renzi a Pistelli,
esperto di politica internazionale ma poco gradito alla geopolitica domestica di Palazzo
Chigi, ha lasciato però definito il profilo del ministro degli
Esteri: uomo, e capace di iniziativa politica.
Quando Renzi ha fatto a Napolitano il nome del rutelliano
e oggi renziano (come tutti i
rutelliani) Paolo Gentiloni, il
presidente non ha potuto dire
di no: si tratta di un politico
navigato, certamente ferrato
nelle mediazioni, come lo stesso capo dello Stato chiedeva.
Adesso, Gentiloni prenderà
possesso della Farnesina nei
giorni delle elezioni di Midterm negli Usa, e la prima
uscita pubblica da ministro
degli Esteri sarà il 6 novembre
a una riunione alla Camera
dell’Interparlamentare. Sulla
scrivania che fu di Federica
Mogherini troverà in primo
piano molti delicati dossier.
Oltre alla crisi Ucraina e ai
rapporti Italia-Russia, le zone
calde a Sud del Mediterraneo
e quelle caldissime del Medio
Oriente dove si combatte il Califfato. Ma dovrà soprattutto
riuscire a stabilizzare la Farnesina, un ministero che ha
cambiato 5 ministri in 18 mesi,
passando anche per qualche
trauma. Oltre, naturalmente,
al caso più scottante: quello
dei marò. Decidendo nel frattempo se confermare la linea
di continuità in politica estera
o, com’é considerato possibile,
scartare archiviando dopo
cinquant’anni la tradizionale
equivicinanza italiana tra
Israele e Palestina, facendo fare anche una conversione ai
rapporti con Mosca.
Il ministro
Paolo
Gentioni
è stato scelto
ieri da Renzi
per sostituire
Federica Mogherini al ministero
degli Esteri
AUGUSTO CASASOLI/A3/CONTRASTO
Quel ministro rutelliano
politicamente renziano
prima ancora di Renzi
Fu l’ artefice della quasi-rimonta su Berlusconi del 2001
Personaggio
ROMA
ino a tre giorni fa, ignaro di quel che stava per
accadergli, Paolo Gentioni era impegnatissimo nel
diramare inviti per il suo compleanno: «Quest’anno compio
60 anni, il 22 novembre ci vediamo a casa mia?». Casa
Gentiloni è uno degli appartamenti del palazzo interamente di proprietà dei discendenti
del famoso conte Ottorino
Gentiloni Silverj, uomo di fiducia di Pio X e promotore del
«patto» col quale i cattolici
tornarono a votare nelle elezioni del 1913. Ma del sangue
F
blu dei suoi antenati Paolo Gentiloni ha mantenuto poco, di sicuro la distanza da tutto ciò che
è ribollire di passioni, una freddezza che può diventare la prima credenziale per il lavoro diplomatico che lo attende. Racconta Ermete Realacci, l’amico
di una vita: «Per dire che uno è
un cretino, è capace di perifrasi
fredde, taglienti ma non offensive, del tipo: non sono sicuro che
io mi comporterei così...». E l’altra caratteristica destinata a
tornar utile alla Farnesina è
quella di «essere uno sgobbone,
uno che approfondisce i dossier
fino all’ultima pagina - sostiene
Michele Anzaldi, deputato Pd
che lo conosce da 30 anni - un
perfezionista che non sopporta
intromissioni improprie: quando era ministro delle Comunicazioni scriveva sul suo portatile provvedimenti e circolari e
poi portava il testo a casa, i su-
perburocrati apprendevano agli artigiani veneti o alle partutto a cose fatte».
tite Iva.
Romano, 59 anni, buona coCapofila di quella predicazionoscenza dell’inglese e del ne era Rutelli, il capostipite di
francese, un look all’antica (lo- una intera generazione che ora
den verdi, mocassini, completi è alla guida del Paese. Tutto ebgrigi) e un’idiosincrasia per i be inizio nel 1993, quando la simezzi motorizzati (in città si nistra riconquista il Campidomuove sempre a piedi) Paolo glio. Portavoce di quella ammiGentiloni è stato “renziano” nistrazione, e poi “regista” del
ancora prima
Giubileo, è il quaancora che scopEREDE DEL «PATTO» rantenne Paolo
piasse il “renziche
Famiglia antica, Gentiloni,
smo”. Tra il 2001
delle nobili radici
e il 2005, negli cattolico, esperto di Usa famigliari aveva
e amico di Greenberg già dismesso
anni d’oro della
Margherita di
quasi tutto: leaFrancesco Rutelli e poi nella derino del Movimento studenstagione della riconquista del tesco negli anni del borghesissipotere da parte degli ex Ds, mo liceo classico “Tasso, collaGentiloni è stato uno dei teori- boratore della rivista pacifista,
ci del superamento della tradi- «Pace e guerra» di Luciana Cazione politica post-comunista, stellina e poi direttore del menantesignano di un Pd che, anzi- sile La Nuova ecologia. Ma doché allearsi con i centristi alla po l’esperienza del Campidoglio
Casini, fosse capace di parlare - dove lavorava anche Filippo
Sensi, oggi portavoce di Renzi lo scatto che trasforma Gentiloni in un personaggio di prima
fascia della politica nazionale è
un’impresa che non finisce nei
curriculum ma che tutti gli addetti ai lavori ben conoscono: la
regia, sapiente e cinica, della
campagna elettorale del 2001,
nel corso della quale Francesco
Rutelli, senza Rifondazione comunista, Di Pietro e D’Antoni,
riuscì quasi a raggiungere in voti assoluti uno dei più brillanti
Berlusconi del ventennio.
In quella occasione Gentiloni
ottiene la collaborazione di Stan
Greenberg, il guru che aveva
portato alla vittoria leader progressisti in tutto il mondo. Per
anni di Greenberg non si seppe
più nulla in Italia e recentemente proprio Gentiloni ha confidato: «Casualmente ho appreso
che Renzi, per conto suo, ci aveva parlato». Come dire che Ren-
zi, iperattivo come è, bypassa le
mediazioni anche degli amici.
Perché Gentiloni, politicamente
parlando, è stato uno dei primi
amici politici di Matteo Renzi a
Roma. A far conoscere i due era
stato (di nuovo) Francesco Rutelli, dopo che nel 2004 Renzi
era diventato presidente della
Provincia di Firenze in quota
rutelliana. Già allora Rutelli, che
pure puntava su Renzi, aveva
messo a fuoco il personaggio:
«Un paravento che farà carriera...». Renziano della prima ora,
nelle riunioni della Direzione
del Pd sempre ricco di argomenti “alti” per supportare Renzi,
da anni Gentiloni è un cultore
della politica anglosassone e
l’essere considerato un amico
all’ambasciata degli Stati Uniti
e in quella di Israele, ha rappresentato un viatico importante
nell’ultimo miglio che lo ha por[FAB. MAR.]
tato alla Farnesina.