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In questo campo, una ‘new entry’ del 1999 è Katalibri (http://www.katalibri.com), rivista on-line dedicata al mondo dei libri e della cultura e collegata al quotidiano la Repubblica. Da segnalare anche l’esperienza di DADA (http://dadamag.agonet.it), un sito dedicato alla scrittura letteraria amatoriale che ha dato vita a DadaMag, una vera e propria rivista letteraria on-line. Simile per impostazione la rivista Neotipi (http://www.neotipi.it), che però si orienta maggiormente verso la critica letteraria. Ancora più noto è il circolo letterario telematico Fabula (http://www.fabula.it). Oltre a offrire spazi di discussione su argomenti letterari e culturali, esso raccoglie nel suo archivio inediti di ogni genere e forma. Vi si trovano sia testi di autori affermati, sia esemplari di quella letteratura sommersa che finora era condannata a languire nei cassetti. Dedicato a questo universo di autori, Fabula ogni anno bandisce anche il concorso ‘Il tacchino letterario’: i partecipanti devono scrivere un breve racconto, partendo da uno fra tre incipit redatti da narratori affermati. Il successo di queste riviste letterarie on-line dimostra come la frequentazione di Internet tenda a liberare le energie creative di persone che non sarebbero mai state in grado di pubblicare nel contesto delle tradizionali tecnologie della stampa. Naturalmente, restano i dubbi sulla qualità letteraria di questi scritti. Ma forse ci troviamo nel corso di una transizione che cambierà l’idea stessa della letterarietà. L’editoria scientifica Un altro settore che può trarre un grande vantaggio dalla distribuzione telematica è l’editoria scientifica, ovvero tutte quelle pubblicazioni accademiche e specialistiche che si rivolgono a una utenza di ricercatori e studiosi. Internet, oltre a ridurre i costi, risolve problemi come la velocità di circolazione e la necessità di una diffusione più ampia possibile, particolarmente sentite in questo ambito editoriale. Per questa ragione un numero crescente di pubblicazioni specializzate, tra cui alcune delle più prestigiose riviste accademiche statunitensi, affiancano edizioni elettroniche alle tradizionali versioni stampate. Un caso esemplare è quello di Postmodern Culture (titolo che viene spesso abbreviato nell’acronimo PMC), che è stata anche la prima rivista elettronica in assoluto (http://jefferson.village.virginia.edu/pmc). Fondata nel settembre del 1990, PMC è oggi una delle più autorevoli e seguite pubblicazioni di dibattito culturale, filosofico e artistico su Internet, e annovera tra i suoi collaboratori studiosi di primo piano, come John Unsworth, Stuart Moulthrup e Gregory Ulmer. Non possiamo rendere conto in questa sede di tutti i temi che animano la rivista, ma la testata non lascia molti dubbi sul quadro di riferimento teorico: PMC è infatti un importante luogo di dibattito teorico sul postmoderno, nelle sua varie articolazioni (si va dalla critica letteraria e artistica fino alla analisi politica), con frequenti incursioni nel decostruzionismo. A questa impostazione si affianca una forte vocazione interdisciplinare, e una attenzione particolare ai fenomeni culturali legati alle nuove tecnologie. D'altra parte, molta della riflessione teorica sugli effetti sociali e culturali delle nuove tecnologie, specialmente negli Stati Uniti, proviene da ambienti postmodernisti e decostruzionisti, dove concetti come ‘rete’, ‘comunicazione orizzontale’, ‘decentramento’, ‘testualità aperta’, hanno un notevole successo. Ma, indipendentemente dal giudizio che si attribuisce a tale orizzonte teorico, l'esperienza di PMC presenta aspetti di grande interesse. Da menzionare, ad esempio, l’uso intelligente delle possibilità comunicative offerte dall’ambiente multimediale e interattivo del Web, e la scelta di accogliere, accanto agli interventi saggistici di impianto tradizionale, sperimentazioni di scrittura creativa e di arte multimediale. La presenza tra i suoi curatori di Stuart Moulthrup, infatti, ne fa uno dei punti di riferimento dello ‘sperimentalismo ipertestuale’. Un ulteriore aspetto da segnalare è il rapporto interattivo con i lettori, che possono contribuire al dibattito sia inviando lettere (tramite la posta elettronica, ovviamente), sia proponendo contributi formali. La selezione dei contributi, come avviene nella maggior parte delle riviste scientifiche anglosassoni, si basa sul sistema di peer review. Un articolo proposto per la pubblicazione al comitato editoriale viene sottoposto al vaglio di alcuni esperti indipendenti. In base al giudizio di questi recensori il contributo viene accolto, scartato o rinviato all’autore perché lo revisioni ulteriormente. Ogni numero della rivista, inoltre, ospita 261