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posizione dell'accento si modificano i significati delle parole, e da qui derivano le
numerose interpretazioni errate dei testi sacri. Secondo Meschonnic, infatti, nel testo
biblico si assiste ad una «ritmizzazione generalizzata del linguaggio», che determina un
continuum linguaggio-poesia-etica-politica: «il testo biblico ebraico è dunque una
ritmica semantica del continuo»
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. Nell'unico libro tradotto in italiano Un colpo di
Bibbia nella filosofia, una conversazione con Giuditta Isotti Rosowsy, Meschonnic
evidenzia come a partire da queste constatazioni di fatto sulle difficoltà delle traduzioni
del testo biblico si possa dedurre una massima valida non solo per l'attività di
traduzione, a cui egli assegna un ruolo fondamentale nella critica del ritmo, ma anche
per l'attività critica in generale: pensare «è aguzzare l'orecchio per udire ciò che il
rumore del segno zittisce». 90
Al di sotto dell'egemonia del segno si cela un rumore sommesso ma ineludibili
che è l'azione di significazione del ritmo, la quale viene quasi del tutto messa in secondo
piano dal frastuono assordante del segno, in quanto elemento privilegiato per l'analisi
del discorso. Meschonnic mette in guardia dall'egemonia pervasiva del segno, perché
essa impedisce di comprendere i meccanismi attraverso i quali si dispone la
“significanza” del discorso, dove per significanza si intende «l'organizzazione di catene
prosodiche secondo la duplice solidarietà sintagmatica e prosodica»
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, ovvero quella
cooperazione di elementi fonici, sintattici, metrici, prosodici che contribuiscono coesi
all'organizzazione del discorso.
La rinnovata ampiezza del concetto di ritmo consente di utilizzare su larga scala
tale prospettiva, attraversando diversi campi del sapere e mantenendo vive le loro
interconnessioni. L'obiettivo di Meschonnic, infatti, è l'impostazione di una
antropologia storica del linguaggio, che mantenga la coesione tra soggetto, linguaggio e
storia, attraverso una critica puntuale dei vecchi schematismi e una rilettura degli ormai
consolidati giudizi interpretativi. Di conseguenza la critica del ritmo abbraccia una
gamma amplissima di problemi legati non solo al linguaggio ma all'epistemologia della
critica, dando vita ad un dialogo continuo con le diverse impostazioni critiche che
l'hanno preceduta e con l'incessante metamorfosi del linguaggio. Dunque la critica del
ritmo viene intesa come critica del modo in cui viene organizzato ciò che è in
movimento e non ciò che è fisso, immobile, in una prospettiva che connetta la rime et la
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H. Meschonnic, Un colpo di Bibbia nella filosofia, Medusa, Milano 2005, p. 133.
Ivi, p. 123.
H. Meschonnic – G. Dessons, Traité du rythme, cit., p. 236; qui si cita la traduzione di E. Mattioli, in
H. Meschonnic, Un colpo di Bibbia nella filosofia, 15.
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