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L’UOMO DEI MOSAICI FRANCESCO GRASSO punto che fermò il braccio del sottoposto, che già stava puntando la Crepaben. Il compiacimento di Gargravarr, in effetti, fu tale che egli non si accorse neppure che il terrestre nel movimento gli aveva sottratto la borsa appesa alla cintura e l’aveva fatta sparire abilmente tra le assi della bancarella. - C’è qualcosa che non va, ammiraglio... - sussurrò inquieto Bastablon - Questo indigeno non mi sembra affatto spaventato, e neppure sorpreso. Eppure la vista di invasori alieni non dev’essere per lui uno spettacolo quotidiano... Gargravarr scrollò le spalle. - Non credo che disponga dell’intelligenza necessaria per sorprendersi. Lo guardi: è poco più di un animale. Cosa importa, comunque? Non è certo con lui che dobbiamo trattare. L’ammiraglio si rivolse direttamente al terrestre. - Portaci dal tuo capo. - disse in tono imperioso. - Il mio capo, dotto’? Quale capo? - Come quale? Il tuo generale, o re, o imperatore... Il terrestre scosse la testa. - Non capisco, dotto’. Che imperatore? Non teniamo niente del genere. Gargravarr strinse i pugni, innervosito. - Che razza di governo hanno questi primitivi, signor Bastablon? - Lo ignoro, ammiraglio. La Guida riportava soltanto “Fondamentalmente Inno... - Non importa. - tagliò corto l’altro - Lo scoprirò da solo. Gargravarr si piazzò nuovamente a gambe larghe di fronte al venditore di taralli. - Dimmi, selvaggio... A chi paghi i tributi? - Tributi, dotto’? Quali tributi? - I balzelli, le tasse... Verserai certamente qualcosa ai tuoi signori, no? Il terrestre scosse vigorosamente la testa. - Oh no, dotto’. Io songo un povero disoccupato: perché dovrei pagare le tasse? Gargravarr cominciò a torcersi le mani, esasperato. - Per Zarquon! Avrai una casa, no? Dunque dovrai pagare una tassa sulla tua acqua, sull’energia, sui rifiuti... L’altro abbassò la voce. - A dire il vero, dotto’, songo abusivo: per la luce, mi allaccio alla vecchia centrale dell’Italsider, per l’acqua ai miei vicini, e per la spazzatura... Vi sembra che raccolgano la spazzatura, qui, dotto’? Gargravarr gettò un’occhiata in giro. Enormi mucchi di immondizia maleodorante giacevano su entrambi i lati della strada; dai sacchetti di plastica lacerati, rivoli di rifiuti tracimavano attirando nugoli di insetti. Intere famiglie di ratti, le cui dimensioni ricordarono all’ammiraglio i dinosauri del pianeta-safari Varlengooten, passeggiavano allegramente su entrambi i marciapiedi. - Il comune non tiene i soldi per la pulizia delle strade. - spiegò il terrestre - L’assessorato alla Sanità è stato venduto per pagare i debiti, l’assessorato ai Lavori Pubblici è stato chiuso perché il palazzo era abusivo. - Questo pianeta è amministrato in maniera vergognosa! - esclamò scandalizzato Gargravarr Per Zarquon, quaggiù i governanti, chiunque siano, impongono condizioni di vita terribili ai propri sudditi! Terrestre, credo proprio che sotto la nostra dominazione vi troverete meglio... Avrete un ambiente più ordinato, più pulito e salubre: tutti i servizi essenziali saranno garantiti ed efficienti. Il terrestre socchiuse gli occhi. - Ma dovremo pagare le tasse, dotto’? L’ammiraglio restò interdetto. - E’ naturale. - No, dotto’, io non pago. - replicò l’altro, scuotendo vigorosamente la testa - Anzi, qui nessuno paga: preferiamo restare come siamo. Gargravarr aprì la bocca per replicare ancora. Poi si rese conto di ciò che stava facendo, e scosse la testa stizzito. Perché perdere tempo a discutere con un selvaggio? Quando il pianeta fosse stato in loro potere, avrebbero imposto i tributi a colpi di creparaggi, e raddrizzato le schiene di tutti questi riottosi primitivi. - Va bene, selvaggio: il tuo punto di vista è singolare, ma non mi interessa. Voglio soltanto che tu mi porti da un’autorità, una persona di potere, qualcuno cui io possa dettare le mie condizioni. Negli occhi dell’altro, finalmente, un lampo di comprensione. - Ho capito, dotto’. Voi volete parlare con un uomo di rispetto, non è così? Gargravarr e Bastablon si lanciarono un’occhiata perplessa. Quella conversazione ricordava al Primo Ufficiale una partita di tennis mentale, sport molto diffuso sulle montagne di Quazgar Quentulus. Secondo la Guida Galattica, una partita di tennis mentale consiste nello scambio di una serie di domande tra i due giocatori. Per questi ultimi è imperativo rispondere in modo evasivo e inconcludente, approfittare di tutte le possibili incomprensioni, far finta di non capire quanto più è possibile; per altro, è assolutamente vietato mentire. Ottenere dall’avversario un’informazione chiara e completa in tali condizioni equi- 60