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FRANCESCO GRASSO L’UOMO abbiamo un miscuglio di gas corrosivi, di composti acidi, di sostanze volatili nocive come ossido di carbonio, anidride solforica e cianuro di potassio. Anche il mare, che i dati precedenti indicavano composto di H2O, qui presenta uno strato superficiale più o meno uniforme di idrocarburo misto a resti organici decomposti. E’ strano... L’ammiraglio scrollò le spalle. - Tutto nella norma: come sempre, occorre una ricognizione per avere la visione completa della situazione. Uno dei soldati grugnì qualcosa, indicando la superficie marina, che brillava maleodorante e viscosa alla luce della luna. - Un veicolo a motore, signore - sussurrò Bastablon - Procede senza fari, e viene da questa parte... - Molto bene - mormorò in risposta Gargravarr - Se sono indigeni, prendeteli vivi: daranno tutte le informazioni che ci servono. La barca prese terra a pochi passi dagli stilettani. Frootmig e Vortvuoto, strisciando sul ventre tra la sabbia, le lattine, i cocci di vetro e le siringhe abbandonate, si piazzarono silenziosamente in posizione di tiro incrociato. Il Primo Ufficiale attese il segnale convenuto, poi balzò allo scoperto accendendo nello stesso tempo la sua MegaLucciola Solfiniana d’ordinanza. - Fermi, terrestri! - ordinò - Vi teniamo sotto tiro! Gli uomini sulla barca batterono le palpebre, sorpresi dal chiarore improvviso. Erano tre, piuttosto male in arnese, e portavano sulle spalle ampi zaini, da cui facevano capolino dozzine di stecche di sigaretta. - Gesù, Giuseppe e Maria! - esclamò uno dei tre. - ‘a Finanza! Gargravarr fu lieto di constatare che il pesce Babele inserito nel suo orecchio riusciva a tradurre l’idioma degli indigeni: lo straordinario traduttore biologico, universalmente diffuso tra le razze senzienti, funzionava soltanto se la lingua da interpretare era sufficientemente evoluta. Questi terrestri erano abbastanza intelligenti per avere un’idioma comprensibile - pensò l’ammiraglio - dunque potevano essere buoni schiavi. - In alto le braccia! - gridò ancora Bastablon Siete nostri prigionieri! Gli occhi dei tre terrestri, finalmente, si erano abituati alla luce quanto bastava per distinguere le figure indiscutibilmente aliene degli stilettani. - San Gennaro e Santa Lucia! - esclamarono quasi in coro - Ma voi chi siete?! DEI MOSAICI Il Primo Ufficiale si erse in tutta la sua statura. L’impeccabile uniforme, tessuta a mano dai Santi Frati Pranzisti di Voodoom, rendeva la sua figura minacciosa ai raggi del sole nascente. - Trema, creatura inferiore! - scandì superbo - Di fronte a te hai i crudelissimi e potentissimi Strangolosi Stilettani di Jajazikstak, i dominatori dei Nubimondi di Yaga, i distruttori del pianeta Folfanga, i vincitori di Gagrakacka, i padroni del sistema Brantisvogan, di Dalforsas, di Kakrafoon, di Solfinian e di tutto l’ammasso centrale. - Ah! - respirò il terrestre, visibilmente sollevato - Meno male: pensavo foste la Finanza. E sotto lo sguardo allibito di Bastablon si rivolse ai suoi compagni con la massima tranquillità. - Ciro, Vicenzo, su, iamm’, che se n’è venuto ‘o iorno. I terrestri misero in secca la barca, la capovolsero e cominciarono a risalire la spiaggia ignorando le armi puntate su di loro. I due massacratori stilettani, ancora in posizione di tiro, guardarono il Primo Ufficiale con espressione stolida, attendendo ordini. Bastablon, vagamente inquieto, sentì che la situazione gli stava sfuggendo di mano. Non capiva dove avesse commesso l’errore: sul Regolamento non aveva mai letto nulla riguardante simili situazioni. - Vi ho ordinato di fermarvi! - gridò - Non costringeteci ad aprire il fuoco! Il primo terrestre gli si avvicinò placidamente e gli diede una pacca sulla spalla. - Oh, no, non vorrete spararci davvero. Noi siamo brava gente, che tiene famiglia, che si arrangia a campare... Perché dovreste spararci? Ecco, tenete... - l’uomo passò una stecca di Camel allo sbalordito Primo Ufficiale - Fumatele alla nostra salute. Prima che Bastablon si fosse riavuto dallo stupore, i tre erano scomparsi. Gargravarr trovò il suo sottoposto che si passava la stecca di sigarette da una mano all’altra, senza minimamente sapere cosa farci, un’espressione di immensa stupidità dipinta sul volto. - Signore, io... Io non capisco cosa... - Non si preoccupi, signor Bastablon - tagliò corto l’ammiraglio - In realtà non ci servono prigionieri: ormai sappiamo tutto ciò che ci serve. Torniamo alla navetta. L’ufficiale richiamò mestamente i due massacratori e si accodò a Gargravarr: sembrava molto abbattuto. - Questi primitivi sono abbastanza intelligenti e robusti per i lavori manuali - stava dicendo l’am- 57