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Wunsch nº 12
è il lutto esattamente? Di lutti ce ne sono molti e di generi diversi. Questo lutto qui è un lutto
tipo programmato dal processo. Concerne il sapere come oggetto. L’amore di transfert è
amore del sapere dice Lacan, detto altrimenti è il sapere supposto che dà all’analista il suo
statuto d’oggetto, in questo senso non è qualsiasi oggetto ma quello di un amore nuovo. Il
disessere dell’analista non è che gli si desupponga il sapere, è che con il sapere acquisito
dall’analizzante nell’analisi è stato preso uno scorcio sui limiti di ciò che posso sapere, e che
sebbene lo si articoli, è cito: «sapere vano di un essere che si sottrae». Quando si è attraversata
la soglia d’entrata di un’analisi, che si è dunque nello spazio del transfert, si è nell’attesa di
sapere, sotto la forma molto semplice di un’attesa di messa in parole. Non per un gusto
particolare di parole, ma perché questo impulso verso la messa in parole «si motiva
sufficientemente del tratto unario», dell’S1. E si può entrare anche se di parole se ne hanno
poche, ossia anche se non si è molto colti, poiché la cosiddetta cultura è la cultura delle parole.
Si mira a mettere in parola ciò che si è, si vorrebbe mettersi in parole, interamente, con l’idea
che questo permetta di fare diversamente. Ma lo noterete, che cosa significa questa speranza
che la messa in parole cambi qualcosa? Significa che il processo postula, implicitamente, che si
è moteria1, fatta della stoffa delle parole, e si vorrebbe sapere… la sua moteria. Ecco per la
speranza.
E poi si fanno due constatazioni: impossibile mettere tutto in parole, le parole ci
mancano, ed è un reale che attiene alla natura stessa del linguaggio; per questo, le parole che
mi rappresentano non mi rappresentano tutto, la mia moteria è sempre in questione. Ma d’altra
parte, ci sono parole di troppo che io non sapevo, che emergono dalla malangue, e fanno lapsus
nella mia parola, e senza fine, anche dopo la cosiddetta fine. Dunque delle parole che non si
sapranno mai, potendo un lapsus tirarne fuori sempre un altro, restando incerto l’Uno
incarnato. L’insaputo della mia moterialità si rivela da qui. Lacan ha parlato dell’in-sé
dell’oggetto a, bisognerebbe parlare dell’in-sé [en-soi] della mia moteria.
L’amore del sapere, il sapere preso come oggetto e l’attesa che genera sfocia quindi
nell’insuccesso, (c’è anche del successo ma lo lascio da parte) e qui misuro, per la prima volta
veramente, il ben fondato della scrittura di Lacan, insu que sait2. Questo fatto, dell’insuccesso
motiva sufficientemente un tempo di turbolenza, nel quale il soggetto incredulo non vuole
credere ai limiti in questione, ancor meno accettare questa impasse del SsS. Allora, ciò che fa la
virtù del passeur, è che lui è questo insaputo che sa [insu que sait], ed è proprio ciò che permette
di accoppiarlo al passant e sul modello del tratto di spirito. Il tratto di spirito non è la storia
buffa, produce un effetto di senso nel non senso che non è di nessuno in particolare, che si
trasmette dall’uno all’altro poi al terzo qualunque come un universale. La condizione tuttavia è
la lingua condivisa che soppianta la particolarità di ognuno. Nella passe, ciò che passant e passeur
hanno in comune al di là delle loro differenze individuali, non è solamente lalangue, è quello
che oggi chiamo l’insaputo di chi sa [insu de qui sait], che voi mettiate questo insaputo in conto
all’ in-sé [en-soi] dell’oggetto o del reale. Il passant ne ha fatto il suo successo, su que sait3 [saputo
che sa], da scrivere in due modi, il passeur lo sperimenta ancora, oscillando tra speranza e
insuccesso, sapere acquisito e sapere bucato. Insuccesso, qui ancora da scrivere come volete4.
Allora può affliggersene, più o meno d’altronde, ma soprattutto temere, angoscia che sia una
cattiva passe, senza soluzione. Ebbene, niente di meglio senza dubbio che questa inquietudine,
questa intranquillità, perché possa cogliere al volo la soluzione che un altro che è passato di là,
il passant, avrà trovato.
1 Si è scelto di tradurre il neologismo “motière” con “moteria” per far risuonare l’assonanza con materia (“matière” in
francese), ciò che va perso è il gioco di parole con “mot” (parola), che da un senso al neologismo che evoca una
“materia fatta di parole” [NdT]
2 in francese insu que sait è omofono sia all’it. “insuccesso” sia a “insaputo che sa” [NdT].
3 in francese omofono alla parola “succès” (“successo”) [NdT]
4 “Insuccès” o “insu que sait”, in francese, omofoni [NdT]
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