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Detto ciò, gli imperatori del IV secolo d.C., eccetto Valente, sono bilingui e addirittura Giuliano fu un fine letterato in lingua greca, testimoniando il fatto che la paidei/a, che include anche l’apprendimento della lingua greca da parte dei parlanti latini, è un elemento che crea identità all’interno della società tardoantica (Matthews 1989, 78; Brown 1992, 35–37). 2.3. I materiali pedagogici Della produzione pedagogica utilizzata nel corso dei secoli ai fini dell’insegnamento del latino e del greco come “lingue seconde”, ci sono giunti gli Hermeneumata57, operette eterogenee composte da differenti parti, fra cui quella che ha maggiormente suscitato l’interesse degli studiosi è la sezione definita in epoca moderna colloquia scholica, consistente in brevi narrazioni e dialoghi sia in lingua greca sia in lingua latina. Se per manuale intendiamo «un corso di regole generali, di spiegazioni, di prescrizioni, di raccomandazioni e divieti» (Cambiano 1992, 526), gli Hermeneumata o Interpretazioni non rientrano nella definizione, ma se si tiene conto della struttura e dello scopo cdichiarato, essi possono essere considerati veri e propri Lehrbücher, utili a chi voglia imparare una lingua straniera (Rochette 2008, 91). Dalle prefazioni risulta che si tratta di strumenti didattici composti da maestri, animati da filoponi/a, destinati ad apprendenti di madrelingua greca che intendevano imparare il latino oppure ad apprendenti di lingua latina che intendessero imparare il greco (Dionisotti 1982, 91; Rochette 2008, 91), allo scopo, in particolare, di comunicare oralmente, donde l’importanza, sottolineata dell’a)ko//asij del sermo quotidianus, grazie alla quale risulta facilitato l’apprendimento (il termine greco usato è προβιβάζω). Gli Hermeneumata che sono arrivati fino a noi non presentano un testo unico testo, ma varie redazioni, conservate in una cinquantina di manoscritti occidentali, fatto che, testimoniando da una parte l’ampio uso di questi materiali scolastici e la loro conseguente manipolazione, dall’altra non permette di datare e collocare geograficamente tali operette in modo univoco, anche se la data di composizione dei colloquia non sembra poter risalire oltre la fine del VI d.C. (Ferri 2008, 113-124). Nonostante l’eterogeneità in ogni caso la maggior parte degli Hermeneumata a noi pervenuti sono composti generalmente dalle seguenti sezioni: Prefazione. Le prefazioni, come detto, sottolineano la destinazione all’insegnamento delle opere. La Dionisotti (1982, 90), in particolare, rileva la grande somiglianza tra le prefazioni presenti nei testi e mostra come essa sia dovuta dalla formularità sedimentata dalla pratica scolastica secolare: «such prefaces often appear to be individual, but the language is highly formulaic, and we know that their authors, widely scattered in time and space, were not following a specific model, but a deeply rooted school tradition, with which they themselves grew up». Questi progymnasmata sono rivolti a pueri maiores et minores, e non a principianti adulti58, cosa che trova conferma indiretta nell’ambientazione e nei riferimenti dei colloquia (vd. sotto)59. Glossari. I glossari presenti negli Hermeneumata, di tipo alfabetico o tematici (κατὰ τάξιν διαφόρων πραγμάτων / secundum ordinem diversarum rerum), rientrano chiaramente in una tipologia tradizionale, quella dei lessici bilingui, sia per uso scolastico sia per uso erudito, attestati fin dalla prima età imperiale (Kramer 1996, 27-40); e se all’interno di questi ultimi è possibile distinguere i cosiddetti 57 Questi Hermeneumata son contenuti in Goetz 1965: nel vol. III: Hermeneumata Leidensia (1-72); Hermeneumata Amploniana (72-94); Hermeneumata Monacensia (117-220); Hermeneumata Einsidlensia (221-279); Hermeneumata Montepessulana (281-343) e Hermeneumata Stephani (345-390). Tutti insieme sono chiamati Hermeneumata Pseudodositheana, perché il Cuiacio li attribuì al grammatico Dositeo, dato che nel Cod. Sangallensis 902 questi testi sono riportati di seguito all’Ars grammatica di un Dositheus Magister. Alcuni sono stati ripubblicati in una recentissima edizione critica (Dickey 2012). 58 Coll. Monac., loc. laud.; Ibid., 3 (de fabulis cottidianis): Sermo, conversatio, usus cottidianus debet dari omnibus pueris, minoribus et maioribus, quoniam necessaria sunt. 59 Coll. Leid., 3-4; Coll. Harleianum, 1-6; 10; Coll. Monac. 2-3. 20