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Ne segue che nel mondo moderno si crede meno che nel passato, pur
esistendo numerose e valide ragioni per credere di più. Infatti i grandi
pensatori atei (Feuerbach, Marx, Freud, Nietzsche, Sartre) hanno fatto
senza volerlo un magnifico servizio alla Fede, per cui meritano la nostra eterna riconoscenza, sgombrando il terreno da tutta una cianfrusaglia di surrogali, pseudoragioni e contraffazioni della Fede e hanno così
spianato la base ai grandi pensatori credenti del nostro secolo che hanno
completato l'opera scoprendo, formulando più chiaramente e consolidando le ragioni valide.
Ma la maggior parte della gente non ha tempo di leggere i grandi pensatori credenti e di svolgere ricerche costruttive, pur avendo tempo di
leggere di tutto un po', comprese la opere dei grandi pensatori atei. La
miniera più inesplorata del mondo è quella costituita dalle ragioni per
credere in ciò che da un senso alla vita.
E così i credenti, o molti di essi, continuano a stare dalla parte giusta
per un motivo sbagliato: «La fede — essi sembrano pensare — anche
se di fronte alla ragione e al mondo dei fatti potrebbe essere una pura
ipotesi senza molto fondamento, è vera dentro; sarà forse irrazionale
ma consola: volendo credere che ci sia un Dio buono e un Paradiso, si
riesce a vincere la disperazione, si frena l'immoralità, si è spinti alla solidarietà umana».
Parecchi credenti sono come un uomo che conserva un certo conto
in banca: potrebbe essere non coperto, ma lui ha paura di verificare,
perché il considerarlo valido gli da un senso di sicurezza e gli permette
di dormire. Intanto i non credenti continuano a non credere e ad aumentare di numero perché i motivi dei credenti si dimostrano poco consistenti.
Noi, pastori di anime, molto spesso non abbiamo tempo di prepararci
per esporre convenientemente ai fedeli le ragioni della Fede e affrontare
una materia che ci esporrebbe a dover rispondere a tante complesse
obiezioni, e così troviamo più facile, nei nostri sermoni, esporre, anche
con profondi concetti, quello che dobbiamo credere, senza mai accennare al particolare «insignificante» del perche lo dobbiamo. Il che è come costruire bei palazzi e villette monofamigliari, rifinendole con squisito gusto, ma dimenticandosi di metterci le porte.
Esistono, sì, nella teologia cattolica approcci razionali alla Fede, ma
sono spesso più finestre di terzo piano che porte. Questo saggio vorrebbe essere una, o alcune porte, apribili anche per i non addetti ai lavori,
solo che vogliano far la fatica di girare la chiave nella toppa. E poiché
mi rivolgo al vasto pubblico userò, pur attingendo a lavori scientifici
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