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Transcript
Il fu Gimmi Il dottor G. B. volle uscire, quella sera, ma fece malissimo. Infatti, appostato all'angolo del terzo vicolo, lo aspettava Gimmi. Per la verità non è che Gimmi attendesse proprio il dottor G. B.: Gimmi aspettava semplicemente qualcuno cui togliere il portafogli. Il primo a capitargli sottomano fu il dottore e questo dispiacque in seguito molto ai familiari del dottor G. B. e, a dire il vero, dispiacque anche ai familiari di Gimmi. Infatti, trovatisi di fronte l'uno all'altro, sia il dottor G. B. che Gimmi giudicarono che l'unica cosa da farsi era quella di cavare la pistola e sparare. Spararono fin che poterono: poi, quando si accorsero che il grilletto non rispondeva più alla pressione delle loro dita, si scagliarono l'uno addosso all'altro cercando invano di afferrarsi. Quando si resero conto che le anime sono fatte d'aria e che, quindi, un corpo a corpo fra due anime acquista un sapore di pessimo gioco di parole, ristettero immobili a guardare i loro corpi abbandonati sul selciato. «Bell'impresa avete fatto, brutto ceffo!» esclamò alla fine il fu dottor G. B. «Non ho l'impressione che il vostro operato sia più lodevole del mio» ribatté il fu Gimmi. «Il mio è l'operato di un galantuomo che si difende, il vostro quello di un pessimo soggetto che aggredisce» specificò sdegnoso il fu dottor G. B. «Sottigliezze, egregio signore» disse il fu Gimmi. «La sostanza è che voi siete omicida quanto me. Siamo pari.» Il fu dottor G. B. sghignazzò sdegnosamente. «Voi pari mio!» gridò. «Ma guardatevi la faccia, prima di parlare!» Il fu Gimmi considerò con attenzione il suo corpo abbandonato sul marciapiede, poi considerò il corpo del fu dottore e scosse il testone. «Io non ci trovo niente di straordinario» affermò. «Se avessi la barba fatta e se fossi vestito bene, arriverei a dire che ho un aspetto migliore del vostro.» «Avreste dovuto dirmele da vivo, queste parole» borbottò il fu dottor G. B. «Non avrei lasciata impunita una impertinenza del genere.» «Scusatemi» balbettò sinceramente dispiaciuto il fu Gimmi. «Io non ho fatto per offendervi. E scusate anche la faccenda della rivoltella. Vi giuro che io non volevo farvi del male; desideravo soltanto togliervi il portafogli: ma poi quando ho visto che tiravate fuori la rivoltella ho avuto paura e mi sono difeso. Siete il primo che io uccido, signore, ve lo giuro, e non avete un'idea di quanto mi dispiaccia.» Il fu dottor G. B. alzò le spalle. In fondo dispiaceva anche a lui di aver ucciso un uomo. «Va bene, va bene» concluse. «Quel che è fatto è fatto.» E si allontanò altero. Il fu Gimmi lo seguì mogio mogio e questo seccò il fu dottore. «Be', cosa volete ancora?» esclamò, voltandosi di scatto. «Niente» spiegò timidamente il fu Gimmi «pensavo che, dato che si deve far la stessa strada, la si potesse fare assieme.» «Spero bene che non sarà la stessa strada» ribatté ironicamente il fu dottore. «Ad ogni modo non ci tengo a farmi vedere in giro con certe persone.» Ma poi si annoiò di girare solo per la notte buia, e voltandosi vide con piacere che il fu Gimmi lo seguiva ancora. I due si trovarono a fianco e camminarono in silenzio su e giù per i tetti. Sul far dell'alba il fu Gimmi entrò in un abbaino e il fu dottore lo seguì: dentro un grande letto dormivano una donna e tre bambini. «Mah!» sospirò il fu Gimmi dopo aver guardato a lungo. «Gli avevo promesso un cavallo, al più piccolo.» «Quando si hanno dei figli non si va in giro di notte a fermare la gente!» affermò il fu dottore. «Benedetto uomo, ma che cosa avevate in quella te-staccia?» «Rape, signore mio, pezzi di ghisa. Se potessi me la spaccherei questa testaccia!»