Download PDF - ArchivioAntimafia

Transcript
Il Tutino portava il “mensile” nel distributore di benzina di suo fratello (Di Filippo Emanuele). Non dice, però, a
partire da quando.
Ha proseguito dicendo di aver preso a frequentare con assiduità Vittorio Tutino dopo l’arresto di suo fratello (Di
Filippo Emanuele), avvenuto il 2-2-94. A quell’epoca, infatti, egli si trovò nella necessità di dover contattare, per
conto della sorella Agata, “per questioni familiari”, Leoluca Bagarella.
Si rivolse allora a Vittorio Tutino, il quale gli disse “che non c’erano problemi per far raggiungere messaggi a
Bagarella”.
Consegnò quindi al Tutino uno o due biglietti, in diverse occasioni, e ne ricevette altrettanti in risposta da parte
di Bagarella, sempre tramite il Tutino.
All’epoca Tutino dipendeva da Mangano Antonino, perché i Graviano erano in carcere.
Successivamente a queste comunicazioni scritte egli si incontrò con Bagarella, sempre tramite Tutino (e forse
anche Mangano, non ricorda di preciso). I due gli diedero infatti appuntamento nel negozio di Grigoli Salvatore
per un certo giorno; qui lo prelevarono e lo accompagnarono da Bagarella.
In questo modo, ha aggiunto il Di Filippo, riprese la sua militanza attiva in “cosa nostra”, che lo portò ad essere
vicino a tutti i “ragazzi” di Brancaccio fino al giorno del suo arresto (21-6-95).
All’epoca, ha detto, Tutino Vittorio era latitante, giacché era stato raggiunto dalla stessa ordinanza di custodia
cautelare che aveva colpito suo fratello, emanata nell’ambito del procedimento denominato “Golden Market”, a
fine gennaio del 1994.
Tutino condusse la latitanza in posti diversi. Infatti, in un primo momento dimorò a casa dei fratelli Vinciguerra;
poi in un appartamento sito nei pressi dell’Ospedale Civico di Palermo; quindi in una villa nei pressi di Bagheria,
appartenente a parenti del solito Vinciguerra.
Per un periodo condusse la latitanza insieme a Gaspare Spatuzza, a cui, ha aggiunto, era molto vicino (“Lui con
Gaspare Spatuzza erano molto stretti…Molto, molto”).
Alla fine, però, fu revocata l’ordinanza cautelare emessa nei confronti di Vittorio Tutino. Infatti, ha precisato, al
processo partecipò a piede libero.
Tutino era soprannominato “Mariuccio u bieddu”, cioè “Mario il bello”.
Era sposato e aveva una bambina (“mi pare”). Aveva anche un fratello, di nome Marcello, che gestiva un
distributore di benzina nei pressi della circonvallazione di Palermo, “vicino la rotonda di via Oreto”.
Il distributore, però, era di proprietà effettiva dei Graviano. Tutino Marcello era solo un prestanome. Gestiva il
distributore insieme a Vittorio.
Ha detto di sapere che nel 1994 Marcello Tutino ospitò il latitante Spatuzza nella casa della propria suocera, sita
a Palermo, nei pressi del rione Roccella, in corso dei Mille.
Vide personalmente Spatuzza rientrare, di sera, in questa casa e ne ebbe la conferma dallo stesso Vittorio
Tutino.
Ha detto di aver mangiato spesso insieme a Tutino e alla sua famiglia.
Ha aggiunto che Tutino Vittorio era una delle persone di massima fiducia dei Graviano, quando questi erano
liberi. Infatti, ricevette anche un appartamento da loro.1197
Era la persona che gestiva il settore delle estorsioni.
Dice, infatti, di lui:
“Tutino Vittorio, quando c'erano i Graviano fuori, e quindi mi riferisco a Filippo e Giuseppe, era una delle
persone più strette a loro due.
Per conto di loro svolgeva attività illecite: faceva estorsioni. Anzi, quasi tutto il compito delle
estorsioni lo aveva lui in mano. Era lui che riscuoteva il pizzo in quasi tutta la zona, era lui che si faceva i
conteggi con Filippo Graviano.
Per quanto riguarda successivamente, dopo l'arresto dei Graviano, è passato con Nino Mangano”.
Il fatto che Tutino ricevette un appartamento dai Graviano è stato detto dal Di Filippo in
sede di controesame (fasc. n. 210, pag. 82).
1197