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“ Non ricordo se era primo o terzo piano. Comunque, salendo dalla scala, era a destra. Entrando dentro c'era: a destra la cucina, il cucinino, col balcone e a sinistra un salone. Noi ci accomodammo nel salone, poi andammo via”. Ha detto che fu Scarano a informarli sulla presenza di Contorno a Capena, tramite persone di Castelvetrano. Infatti, Scarano aveva una villa a Triscina ed era in contatto con persone del posto. Era in contatto anche con Matteo Messina Denaro. Di questa relazione gli parlò proprio quest’ultimo.1405 Nel periodo in cui stazionavano a Capena lo Scarano li accompagnò presso un “ruscelletto con del canneto” che scorreva vicino alla sua villa in costruzione e mostrò una cassa di legno, da cui prelevarono delle armi che furono portate a Palermo da Carra. Nel periodo in cui stette a Roma notò che Giacalone e Scarano erano molto affiatati; uscivano spesso insieme la sera, anche con donne. Erano spesso in contatto telefonico. Probabilmente Scarano aveva fatto conoscere a Giacalone persone che “taroccavano” le auto. Per questi rapporti Giacalone era molto criticato nel gruppo dei palermitani. Scarano era spesso insieme a Frabetti Aldo, il quale faceva uso di cocaina. Poi cominciarono a sospettare che anche Scarano lo facesse. Scarano aveva, di soprannome, “Saddam”. Una volta (tra il 1993 e il 1994) Scarano fu accompagnato da Spatuzza nel suo negozio di articoli sportivi, in corso dei Mille, senza un motivo apparente. Di questo fatto egli si lamentò con Spatuzza, perché in questo modo Scarano avrebbe potuto individuarlo più facilmente, all’occorrenza (“Domani lui poteva collegare chi era quello ricciolino”). Ha detto che, successivamente agli attentati, rivide Scarano a Tre Fontane, dove Giacalone possedeva un villino. Pranzarono, nell’occasione, insieme, con le rispettive moglie (erano in sei). Una volta, dopo l’attentato a Contorno, si recò a casa sua Matteo Messina Denaro per incontrare una persona. Non ricorda se questa persona fosse proprio Scarano Antonio. Ha detto di aver saputo che Scarano fornì appoggio anche nelle stragi del 1993 commesse a Roma (Fauro, Velabro e San Giovanni). Lo sa perché, mentre erano impegnati nell’attentato a Contorno, Scarano si recò alla villa di Capena e sollecitò la soppressione di Di Natale Emanuele, che sapeva molte cose sulle stragi dell’anno prima e lo ricattava chiedendo soldi. Quando Scarano fu arrestato Nino Mangano gli disse che, a parere di Matteo Messina Denaro, Scarano era uno di quelli che sicuramente non avrebbe collaborato.1406 Siclari Pietro. Questo collaboratore ha dichiarato di aver visto Scarano per la prima volta nel cortile di via Ostiense, verso aprile del 1993, allorché Scarano si recò da lui chiedendo del padre (Di Natale Emanuele). All’epoca, Scarano aveva un’Audi 80, di colore scuro, nuova. Da allora lo vide accompagnarsi varie volte al padre (“Era di casa in via Ostiense”). Nella primavera di quell’anno Scarano portò vari quintali di hascisch nel suo cortile, insieme a Frabetti e ad altre due perone, con un furgone bianco di “cose alimentari”. Rivide Scarano quando, un giorno, tornò nel cortile insieme a tre quattro persone. Tutti andarono poi dalla parte del padre. 1405 Dice, al riguardo: “Adesso i particolari non me li ricordo, però con Matteo, Matteo mi aveva detto, mi aveva fatto capire che si conoscevano, che avevano avuto contatti”. 1406 Dice, sul punto: “Io ricordo anche il fatto, per esempio, che quando arrestarono Scarano, io non è che ero preoccupato che lo Scarano collaborasse, però c'erano certe cose che parlai col Mangano e il Mangano mi fece capire che il Matteo l'aveva assicurato che lo Scarano è uno di quelli che sicuramente non collaborava”.
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