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CANNELLA CRISTOFARO
Cannella Cristofaro è imputato di tutte le stragi per cui è processo e dei reati collegati.
A lui sono state contestate le aggravanti di cui all’art. 112, n. 1, cp; all’art. 1 D.L. 15-12-79, n. 625 e all’art. 7
D.L. 13/5/91, n. 152.
Le dichiarazioni rese su Cannella dai coimputati e dagli imputati ex art. 210 cpp.
Scarano Antonio. Questo collaboratore ha dichiarato di aver conosciuto Cannella Cristofaro alcuni mesi (setteotto mesi) dopo la trasferta a Roma di Matteo Messina Denaro (ed altri), avvenuta, come si è detto a febbraiomarzo del 1992.
Lo conobbe in un bar di piazza Politeama, a Palermo, dove egli si era portato per incontrare Matteo Messina
Denaro. In effetti, a margine dell’incontro, quest’ultimo gli presentò tale “Fifetto” e gli disse di concordare con
lui la destinazione dell’esplosivo e delle armi trasferiti a Roma agli inizi di quello stesso anno (in vista
dell’attentato a Costanzo).
“Fifetto”, invece, sorvolò sull’argomento dell’esplosivo e gli chiese di attivarsi per “piazzare” a Roma un grosso
quantitativo di hascisch.
Alla fine di questo discorso rimase con “Fifetto” quasi tutto il giorno, fino a sera. Fifetto lo portò in una stalla
dove v’erano due cavalli e qui passarono un’oretta. C’era anche un ragazzo di 12-13 anni, nipote del Cannella,
che “voleva questa stalla”.
Non ricorda se quel giorno, o nell’incontro successivo, Fifetto lo portò nell’autosalone di Giacalone, dove gli
fece conoscere quest’ultimo.
Alla fine lasciò a Fifetto il suo numero di telefono.
Appena una decina di giorni dopo questo incontro (“dopo neanche dieci giorni, non è che hanno spettato la
risposta che gli dassi negativa o positiva di questa roba”) fu chiamato telefonicamente, mentre si trovava a
Roma, da Fifetto, il quale gli chiese di portarsi a Palermo.
Ci andò, in effetti, con la sua Audi 80, e fu raggiunto al porto da Fifetto, il quale lo portò nel deposito di Carra,
sulla “via del mare”. Qui trovò Barranca, Giuliano e Lo Nigro che stavano caricando di hascisch il camion di
Carra. Forse, aggiunge, fu in questa occasione che Fifetto lo accompagnò nell’autosalone di Giacalone.
Finite le operazioni di carico partirono, lui e Carra, per Roma, dove trasportarono la droga.1142
Egli riuscì a vendere solo due tre-quintali di questa droga (che era, dice, molto di più), nei giorni successivi.
Consegnò il ricavato (200 milioni di lire, a cui mancavano solo 5.000 lire), a Fifetto, che si portò appositamente
a Roma per ritirare la somma.
In questa occasione Fifetto, giunto a Roma, lo chiamò da un telefono pubblico, sito “dietro la Questura, di fronte
alla Questura” (in realtà, Commissariato). Alla fine, andarono a prendere un caffè in un bar sito nello stesso
stabile del Commissariato.
In questa occasione Fifetto gli chiese di attivarsi per trovare un appartamento a Roma da affittare.
Non aveva ancora avuto il tempo di interessarsi dell’appartamento quando giunsero a casa sua, una mattina,
Fifetto, Benigno e Lo Nigro. Nel pomeriggio di quello stesso giorno cominciarono, su richiesta di Fifetto, i
sopralluoghi ai Parioli, in cerca di Costanzo.
Il giorno dopo giunsero a Roma anche Barranca, Spatuzza e Giuliano.
I sei, sotto la direzione di Fifetto, portarono a termine l’attentato a Costanzo. Tutti lasciarono poi Roma nella
mattinata del 15 maggio 1993, ad eccezione di Fifetto, che si fece accompagnare in Alta Italia (forse Padova,
aggiunge Scarano) nella mattinata del giorno ancora successivo.
Fifetto gli disse di essere stato a Roma per circa sei-sette mesi. Mostrò, quindi, di avere pratica delle strade della
Capitale.
Pochi giorni dopo questo attentato (10-15 giorni dopo), ha aggiunto Scarano, fu convocato telefonicamente in
Sicilia. Giunto a Palermo fu contattato, al porto, da Spatuzza o Fifetto. Fu quest’ultimo ad accompagnarlo, con la
Questa vicenda si colloca, come è stato detto commentando la strage di via Fauro, tra il 19
e il 20 aprile del 1993.
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