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Le cose che mi hanno segnata maggiormente e che hanno provocato quella che
definirei una “ricaduta” sono state la rottura col mio ragazzo di allora
(una storia durata sette anni) e un problema di salute che, all'epoca, era
prospettato come probabilmente serio: un nodulo alla tiroide.
Dopo tutto lo stress accumulato in quei mesi, l'angoscia per il nodulo e per
gli esiti dell'ago aspirato che non arrivavano, la sera di Natale di un anno
fa c'è stato il crollo.
Ero seduta sul divano del salotto, stavo guardando “Donnie Darko” alla
televisione e ho cominciato a sentirmi male: brividi, sudore freddo, vista
appannata, pensieri che si rincorrevano senza senso, paura di impazzire…
“No.. non è possibile…” è la prima cosa che ho pensato in quel momento, “un
attacco di panico no”…
E invece è proprio quello che successe: un attacco di panico violentissimo,
durato quasi 30 minuti. Non mi era mai capitato di averne uno di
quell'entità! La notte non ho chiuso occhio, mi sembrava tutto strano, la
mia camera da letto era strana, i miei genitori erano strani, così come era
strana la mia immagine riflessa nello specchio. Avevo quasi paura a
guardarmi, tanto mi vedevo distorta e diversa dal solito.
Piano piano, passavano i giorni, e quello che prima era “il solito”
diventava sempre più distante e meno riconoscibile. L'ansia, il panico,
l'ipocondria e il senso di irrealtà stavano prendendo il sopravvento.
Ho passato giorni terribili, di disperazione. Ho iniziato ad avere
ossessioni continue sul senso di realtà e irrealtà: non ero più sicura di
essere in grado di capire se ciò che stavo vivendo era un sogno o era la
realtà; ricordo che avevo paura di essere in coma in un letto di ospedale
con i miei familiari attorno a me. Ero disperata, ero come bloccata in una
dimensione strana da cui non riuscivo a uscire… non sapevo come fare,
perché con quei pensieri tutto perdeva senso! Che senso aveva fare le cose,
parlare e interagire se tutto era un sogno? Come avrei fatto a capirlo? Più
cercavo delle risposte a queste domande, più le domande si infittivano e i
dubbi ossessivi crescevano. Le ossessioni variavano di poco nel contenuto,
erano più che altro sempre incentrate sul tema della “follia” (paura di
perdere il contatto con la realtà) e dell'irrealtà (paura di non saper
riconoscere la realtà dal sogno).
Ho avuto, per qualche giorno, anche la paura di poter perdere il controllo
di me e di far male ai miei cari.. anche quella è stata un'ossessione
orribile che mi ha sconvolta. Non credevo che la mente potesse farti sentire
così “all'inferno”.
È a quel punto che mi sono rivolta alla comunità virtuale di auto-aiuto di
Nienteansia.it; ho deciso di iniziare a scrivere la mia esperienza sul
forum, condividere il mio problema con gli utenti che, come me, stavano
soffrendo.
Inizialmente ero molto spaventata, sfiduciata e avvilita; non vedevo molte
speranze di guarigione di fronte a me. Col passare del tempo, con l'aiuto
degli utenti del forum, mi sono resa conto che non potevo assolutamente
lasciarmi andare; mi sono resa conto che c'erano tante “strade” da provare e
che la prima cosa sensata da fare era tornare dallo psichiatra che mi aveva
seguita 2 anni prima.
Così ho fatto: mi sono recata nuovamente allo studio del dottore, che ha
confermato che la “ricaduta” che ho avuto era “prevedibile” in quanto avevo
assunto la cura per un periodo di tempo troppo breve e i dosaggi
evidentemente non erano stati sufficienti a scongiurare un ritorno del
problema. Mi ha prescritto nuovamente Cipralex, ad un dosaggio prima di 10 e
poi di 20 mg e mi ha detto di continuare la psicoterapia.
Non ho fatto solo questo: ho stretto i denti, ho continuato ad andare
avanti, a lottare per raggiungere i miei obiettivi e, soprattutto, ho
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