Download Nienteansia
Transcript
madre non volle sentire ragioni né tentò mai di dialogare con me su ciò che provavo, mi impedì di ESSERNE INNAMORATA! Soffrii molto di questo e cominciai a nascondere parecchie cose anche a lei, andando di nascosto a feste adolescenziali e innamorandomi ogni due mesi di persone più grandi di me che poi lasciavo quando si avvicinavano troppo. Temevo il contatto fisico. Baciavo tantissimo, adoravo baciare, ma odiavo le mani su di me, le vivevo con ansia, paura e mi creavano sempre una paralisi fisica che non sapevo fronteggiare. Quando una mano di un uomo mi toccava, anche solo per accarezzarmi, dentro di me si scatenava l'inferno, sentivo la nausea salire fino alla gola e faticavo a trovare le parole per ribellarmi. Volevo con tutta me stessa che questa mano la smettesse ma non riuscivo a pronunciare il no. Sentivo dentro una voce che mi diceva che avrei dovuto subire qualsiasi cosa. Allora con una scusa mi allontanavo e non mi facevo vedere più. Fui fortunata. Nessuno abusò di me e riuscii a gestire quei rapporti contorti in cui mi mettevo volontariamente alla mercé. Ero grande ormai, avevo quattordici anni, e mia madre, abituata ad avermi sempre lì a lottare, aveva preso l'abitudine di chiamarmi in soccorso. Capitava che mentre dormivo, lei piombasse lì senza nessuna attenzione, ordinandomi di aiutarla a trascinare papà in casa perché da sola non riusciva ad alzarlo e lui non si reggeva in piedi. Ho pensato per parecchio tempo che fosse colpa mia di tutto lo schifo che ci capitava, che mi comportavo male e dunque andavo punita. Ricordo una volta che in piena notte sentii la porta della stanza dei miei genitori sbattere violentemente e urla strazianti di mia madre venire a svegliarmi. Erano nel corridoio, lei aveva la canottiera strappata. I suoi seni uscivano tristi e lui nudo e brutto la stava trascinando dalle mutande di nuovo all'interno. Quando mi videro lei tentò come sempre di rimandarmi indietro mentre lui tirò fuori dalla mano una frusta in pelle e cominciò a frustarla dicendo che avrebbe frustato anche me se mi fossi avvicinata. Cominciai a piangere implorandolo di smettere. La smise. Ma quell'immagine è un'altra di quelle fotografie mentali che si è incollata dentro e torna a galla quando meno me lo aspetto turbando a volte momenti speciali che non c'entrano nulla con mio padre e la mia infanzia. Cos'è l'amore? Le paure che negherò nella lotta contro il male in casa, usciranno nella mia vita normale. Le emozioni confuse che vivrò in casa, usciranno con gli altri. I primi amori saranno distorti, sofferti, sbagliati. Le prime sfide importanti saranno cariche di aspettative, tensioni, tutto mi tramortirà. Le relazioni umane saranno costellate da fallimenti e delusioni per un po', tanto saranno impellenti i miei bisogni di attaccamento e dipendenza da una parte e la diffidenza e la paura di essere soffocata dall'altra. Mi sentirò sempre sotto esame e soffrirò tremendamente la paura del fallimento in ogni campo. Ma resterò una combattiva che a volte darà buoni frutti e altre no. Riesco a portare a termine una scuola superiore che mi darà l'opportunità di entrare nel mondo del lavoro con soddisfazione e rendermi indipendente, ma prima dell'indipendenza, a diciannove anni scapperò di casa con il primo venuto disposto a portarmi via. Sarà una convivenza di tre anni e mezzo in cui sperimento il rapporto di coppia. Il primo amore. Lui più grande di dodici anni sente di essere il mio maestro di vita e mi insegna ad amare, credo io, come comunemente un uomo ama una donna: scopandola e lasciandola lì nell'angolo a piangere senza mai chiedersi il perché. Per tre anni e mezzo credo che tutte le coppie funzionino così, che il mondo giri così e che la donna in quanto tale non ha diritto alla gioia, ai desideri, al -147-