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Capitolo primo Nienteansia: che cosa significa? Il sito web www.nienteansia.it nasce a cavallo tra il 2006 e il 2007. Vede la luce nei primissimi giorni dell'anno. La scelta del nome, volutamente sdrammatizzante, cerca di far capire da subito ai visitatori che si tratta di un luogo in cui l'ansia e più in generale la sofferenza psicologica sono di casa. Tuttavia quel “niente” che precede “ansia” fornisce al visitatore un messaggio chiaro e netto: qui si parla di disagi psicologici, però lo si fa con intenzioni costruttive. Come ci insegna la psicologia, l'ansia è naturale. Si tratta sostanzialmente di una risposta della nostra mente e del nostro corpo ad uno stimolo esterno o interno percepito come minaccioso. L'ansia, dunque, è funzionale alla vita. Il problema sorge quando essa si presenta in assenza di un pericolo reale. In realtà una causa c'è sempre, ma non è detto che essa sia evidente e immediatamente comprensibile. Comprendere le origini del proprio malessere è l'unico modo per poterlo realmente tenere sotto controllo o addirittura risolvere. Questo lavoro di analisi e comprensione, a volte, richiede la presenza di un sostegno esterno, che può essere una persona cara, un amico, qualcuno che ci vuole bene insomma. Tuttavia l'amore e l'affetto dei cari possono non essere sufficienti. In questo caso diviene necessario fare un esame di coscienza e riconoscere i propri limiti. Nessuno è perfetto, chi più chi meno ognuno di noi incontra nella vita periodi di difficoltà e di disperazione. Fa parte della nostra natura. Siamo essere complessi, dotati di una forma di intelligenza che sembra essere unica rispetto a tutte le altre forme di vita presenti sul nostro pianeta. Un'intelligenza che porta con sé tutta una serie di bisogni e necessità non trascurabili; non per lungo tempo, almeno. Siamo dotati di sentimenti e di coscienza. Due elementi che spesso e volentieri entrano in conflitto fra loro. Da un lato ci sono i nostri bisogni e i nostri desideri più umani e naturali, dall'altro una consapevolezza che ci impone una certo grado di razionalità e coerenza. Peccato che il nostro sentire, ossia la nostra parte più autentica, non sempre rispetti il nostro pensare. I sentimenti non si comandano, non si dirigono, non si decidono. E così pure le emozioni, positive o negative. La razionalità può tornare utile nel dare un senso più profondo e piacevole a ciò che sentiamo, ma può anche – purtroppo – lavorare in senso opposto e peggiorare ciò che si presenta come doloroso, o comunque non positivo. Nella peggiore delle ipotesi, la nostra complessa mente può rendere difficile e triste ciò che in realtà sarebbe costruttivo e piacevole. Pensiamo ad esempio a quelle forti emozioni che a volte ci proibiamo di vivere. Emozioni che ci porterebbero forse a intraprendere strade complicate e ingestibili, almeno in apparenza. Sopprimere un'emozione non è comunque fattibile e quando si tenta di farlo ci si forza in una direzione non naturale, che provocherà conflitti interiori anche intensi. Non esistono emozioni giuste ed emozioni sbagliate, non esistono sentimenti belli e sentimenti brutti. Il valore positivo o negativo di ciò che sentiamo siamo noi stessi a deciderlo, spesso inconsapevolmente. Viviamo tutti in una società caratterizzata da un livello di complessità notevole, dove ogni azione e ogni comportamento produce una effetto spesso non previsto e neanche desiderato. Altre volte i nostri sforzi verso una determinata direzione non producono invece ciò che spereremmo. Insomma, per poter far parte di questo mondo, dobbiamo in qualche modo frenare e filtrare la nostra parte più profonda e spontanea per -1-