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Il lettore si starà chiedendo a questo punto che cosa stia facendo mamma
durante questa litigata. È tutta presa a chiudere porte e finestre e a
raccomandare di fare piano, di non urlare così, altrimenti i vicini
sentiranno tutto. Come ho già accennato l'immagine per la famiglia di SOFIA
è molto importante, di sicuro più del suo bisogno d'amore.
Mamma segue SOFIA che è corsa a rifugiarsi in camera sua (anche se suo
padre ci ha sempre tenuto a sottolineare che, essendo lui l'unico a portare
in casa uno stipendio, tutto quello che è in casa è suo). Le dice di non
farne una tragedia, che in fondo non è successo nulla.
E invece qualcosa è successo, come tutte le migliaia di volte: la sua anima
e la sua testa si stanno convincendo di non meritare l'amore, neanche di se
stessa.
Sofia e gli psicofarmaci
Quando SOFIA ha circa 12 anni decide che non si farà demolire dalle
ingiurie di suo padre.
Così, un giorno, dopo l'ennesima litigata (in cui volano cattiverie più
grosse del solito (<<Non ti avremmo mai dovuta mettere al mondo>> ; e SOFIA
subisce questa affermazione ancora più di chiunque altro, perché è nata non
cercata e quando la mamma aveva già 40 anni; cosa che oggi non scandalizza
nessuno, ma all'epoca sì), decide che non si chiuderà in camera a piangere
come tutte le altre volte. Decide che inforcherà la bicicletta e si dirigerà
verso il bar dove si ritrovano i suoi amici, per sfogarsi un po' con loro.
Ma non ha fatto i conti con l'arma segreta dei genitori.
In casa c'è qualcosa che può far stare buona SOFIA in modo molto efficace.
È un ansiolitico (il più diffuso al mondo) che viene prescritto alla mamma
per la sua depressione.
La prima volta che papà e mamma cercano di somministrargliela, SOFIA si
ribella con tutte le sue forze. Ma una dodicenne contro due adulti può
poco. E infatti paparino riesce a trascinarla in camera, a farla sdraiare e,
quando SOFIA comincia a scalciare la tiene ferma con il peso del suo corpo,
in modo da avere le mani libere per introdurre forzatamente la pillola nella
bocca della ragazzina.
SOFIA si stanca presto di opporre resistenza e inghiotte quella pillola...
si addormenta... e quando si sveglia è parecchio intontita; ma i problemi e
le difficoltà le sembrano ora come ridimensionati; tranne ritornare alla
loro precedente e reale dimensione non appena l'effetto della pillola si
esaurisce.
Dopo quell'orribile prima volta, sarà SOFIA stessa, arresa e senza più forza
per reagire, a chiedere quella pillola miracolosa ogni volta che l'assalirà
l'ansia, la paura di non essere amata né ora né in futuro, che si
appassionerà a qualcosa sapendo di poterla coltivare; perché paparino non
gli permette di avere altri interessi al di fuori delle patologie
psichiatriche sue e di sua moglie.
Perché mentre ci si da un gran da fare per convincere SOFIA che è una
nullità, gran da fare che sta funzionando, SOFIA è diventata la “psicologa”
di casa. Riceve a turno e in ordine sparso la madre (ormai in depressione
cronica) che si sfoga contro il marito; la sorella, che ce l'ha con entrambi
i genitori; il padre che vomita rabbia repressa per decenni, prendendo ogni
piccolo inghippo ai suoi programmi e progetti come una tragedia
apocalittica.
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