Download PATRICIA CORNWELL
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L'esame microbiologico del torso non era ancora concluso, ma non potevo certo aspettare. Mi vestii in fretta e furia, infilando i bottoni nelle asole sbagliate e litigando con la zip come se avessi completamente perduto qualsiasi abilità manuale. Salii in macchina e percorsi a tutta velocità le strade deserte, fermandomi nel mio parcheggio riservato alle spalle dell'obitorio. Entrai, spaventando a morte la guardia notturna che a sua volta spaventò me. «Santo Dio, dottoressa Scarpetta!» Si chiamava Evans e lavorava lì almeno da quando ci lavoravo io. «Mi spiace, non volevo spaventarla.» Il cuore mi batteva forte. «Stavo facendo il solito giro. Va tutto bene?» «Spero proprio di sì.» Gli passai davanti. «C'è qualche cadavere in arrivo?» Mi seguì lungo le scale. Aprii la porta e mi girai a guardarlo. «Non che io sappia.» La cosa lo lasciò a dir poco perplesso, non capiva cosa ci facessi lì a quell'ora se non c'erano cadaveri in arrivo. Scosse la testa e si girò per tornare al parcheggio e da lì all'atrio dei Consolidated Labs, dove si sarebbe seduto davanti al suo piccolo televisore in attesa che venisse l'ora del giro successivo. Evans non osava mettere piede nell'obitorio, né capiva come qualcuno potesse avere il coraggio di farlo, e quindi aveva paura di me. «Non mi fermerò molto» lo informai. «Bene, signora» disse, continuando a scuotere la testa. «Sa dove trovarmi.» A metà del corridoio c'era una stanza dove non si entrava spesso, che conteneva tre enormi freezer d'acciaio sulla porta dei quali era fissato un termometro che indicava la temperatura interna. Su ogni freezer c'era un elenco di cifre a ognuna delle quali corrispondeva una persona non identificata. Aprii uno di questi freezer e venni investita da una nuvola di aria gelida. Il torso, appoggiato su una specie di grosso vassoio, era dentro la sua sacca di plastica e prima di aprirla indossai camice, guanti, visiera di plastica e ogni tipo di protezione su cui potevo contare. Sapevo che probabilmente mi ero già messa nei guai e fui assalita dal panico pensando a Wingo e alla sua particolare vulnerabilità. Poi presi la sacca e la misi su un tavolo di acciaio inossidabile al centro della stanza, quindi abbassai la zip ed esposi il torso all'aria. Presi un bisturi e alcuni vetrini da microscopio, mi abbassai la mascheri-