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«Pensavo che mi amassi.»
Continuai a tacere.
«Una volta mi amavi» proseguì, con una nota di dolore nella voce. «Me
ne vado.»
Gli misi una mano sul braccio prima che si alzasse. «Non così.» Lo
guardai. «Non farmi una cosa del genere.»
«Una cosa del genere?» Mi fissò confuso.
Abbassai le luci fin quasi a spegnerle, la luna era una moneta lucida sullo sfondo di un cielo nero cosparso di stelle. Presi dell'altro vino e accesi il
camino, mentre lui non staccava gli occhi da me.
«Vieni a sederti più vicino» gli dissi.
Quando si avvicinò fui io a prendergli la mano.
«Abbi pazienza, Benton, non mettermi fretta. Ti prego, non sono come
Connie, come gli altri.»
«Né ti chiedo di esserlo, non voglio che tu sia come gli altri. Neanch'io
sono come gli altri, gli altri non potrebbero nemmeno capire. Non sono
mai riuscito a raccontare a Connie come avevo passato la giornata, con te
invece posso parlare.»
Mi baciò dolcemente e poco dopo ci toccavamo i visi, incrociavamo le
lingue, ci spogliavamo velocemente, tutte cose che una volta facevamo così bene. Mi assorbì con la sua bocca e le sue mani e rimanemmo sul divano
fino all'alba, quando la luce della luna si fece fredda e debole. Dopo che la
sua auto si fu allontanata girai per la casa con in mano un bicchiere di vino, ascoltando la musica che usciva dalle casse sistemate nelle varie stanze. Il mio vagare terminò nello studio, dove ero bravissima a distrarmi dalle preoccupazioni.
Cominciai a passare in rassegna i giornali, ritagliando gli articoli da mettere da parte, poi mi misi a scrivere un articolo che mi era stato commissionato da tempo. Ma non ne avevo voglia e decisi di dare un'occhiata alla
e-mail per vedere se Lucy mi aveva comunicato la data del suo arrivo a
Richmond. Trovai un messaggio e quando lo aprii fu come se qualcuno mi
avesse dato un pugno. La parola deadoc era lì ad attendermi.
Il messaggio era in lettere minuscole, senza punteggiatura, solo con gli
spazi fra una parola e l'altra: credi di essere tanto furba. Aprii il file e sullo
schermo apparve progressivamente l'immagine a colori di piedi e mani ordinatamente allineati su un tavolo coperto da un tessuto azzurrastro. Rimasi per un attimo a guardare, chiedendomi perché quella persona ce l'avesse
con me, e quando afferrai il telefono sperai in cuor mio che avesse com-