Download PATRICIA CORNWELL
Transcript
La Pruitt era vecchia, sola e povera, probabilmente non aveva chiesto aiuto ai vicini perché senza telefono e non aveva avuto il coraggio di andare a bussare alla loro porta temendo che sarebbero fuggiti terrorizzati. Nemmeno io ero preparata a quello che vidi quando sollevai la coperta. Era letteralmente coperta di pustole, grigiastre e dure come perle, con la bocca sdentata simile a un foro osceno e i capelli di un rosso sbiadito ritti sul cranio. Tirai giù la coperta, le sbottonai la camicia da notte e mi accorsi che le eruzioni, come aveva detto Hoyt, erano presenti soprattutto sul viso e sulle estremità. Per vincere il prurito si era grattata a sangue braccia e gambe, provocandosi dei graffi che si erano poi gonfiati e ricoperti di croste per la suppurazione. «Dio ti aiuti» bisbigliai, inorridita. Me la immaginai piena di prurito e di dolori, delirante per la febbre e terrorizzata dalla propria immagine riflessa allo specchio e per un attimo mi venne in mente mia madre. Poi mi misi al lavoro. Perforai con il bisturi una pustola, ne passai il contenuto su un vetrino, quindi scesi in cucina e posai il microscopio sul tavolo. Sapevo già cosa avrei scoperto, quella donna non era morta di varicella o di herpes zoster: tutto lasciava pensare alla variola maior, ossia al vaiolo. Sistemai il vetrino sotto la lente, portai l'ingrandimento a quattrocento, misi a fuoco, vidi subito i corpi di Guarnieri e scattai alcune foto con la Polaroid. Poi mi alzai e cominciai a camminare su e giù per la cucina, ascoltando il tic tac di un orologio a muro che scandiva i secondi. «Come hai fatto a prendertelo? Come?» gridai. Uscii dalla casa, facendo attenzione a non avvicinarmi troppo al pick-up dentro il quale il poliziotto mi stava aspettando. «Abbiamo un problema serio» gli dissi, «e non so proprio cosa fare.» Avevo immediato bisogno di un telefono sicuro, ma trovarlo fu impossibile. Non potevo chiamare da un negozio, né dalla casa di un vicino o dal camper di Crockett. Restava solo il mio cellulare, che in casi normali non avrei mai usato per una telefonata del genere: purtroppo, però, non avevo scelta. Erano le tre e un quarto del pomeriggio, composi il numero dell'USAMRIID, l'istituto dell'esercito specializzato nelle ricerche sulle malattie infettive, e mi rispose una voce femminile. «Ho bisogno di parlare con il colonnello Fujitsubo» dissi. «Mi spiace, è in riunione.»