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Il terzo ed ultimo paragrafo ha posto in evidenza il ruolo che il corpo
riveste nella costruzione e nella realizzazione delle pratiche mediche. In ottica
practice-based il corpo è letto quale performance che si costruisce nel corso delle
pratiche e che, a sua volta, contribuisce alla costruzione e alla realizzazione delle
dinamiche organizzative. Il fatto che la pratica medica si realizzi sui corpi e per
mezzo di corpi, fa sì che questi ultimi rappresentino l’anello di congiunzione di
tutte le attività che hanno luogo all’interno di contesti medici. L’entità corporea, al
pari della conoscenza e degli attori non umani, non è mai “data”, ma piuttosto
viene anch’essa costruita e performata. Ciò è tanto più vero se si riflette sulla
maniera in cui Law e Mol (2004) hanno analizzato i corpi dei pazienti: se un
corpo è visto come un’entità unica non è per via di una coerenza interna al corpo
stesso, ma piuttosto grazie ad una molteplicità di strategie, diagnosi, piani
d’azione e strumenti che consentono di “compattare” molteplici visioni della
realtà in una unica.
A partire dalla mappatura fornita in questo capitolo, propongo di guardare
alla sicurezza operatoria in ottica practice-based e dunque non come mero
attributo di attori umani e non umani, norme e procedure, ma piuttosto come una
capacità che si realizza attraverso un insieme di relazioni sociomateriali che
vedono coinvolti diversi processi e dinamiche che popolano gli ambienti
operatori. Le relazioni in questione non sono stabilite una volta per tutte, o fissate
tra loro, ma piuttosto sono continuamente performate e costruite.
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