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Il Parisinus è il testimone più antico, e risale alla metà del X secolo239. Trattasi di
un’antologia retorica di capitale importanza, che tramanda la Retorica, la Poetica (è
il testimone fondamentale), i Fisiognomica attribuiti ad Aristotele, e ancora il De
elocutione di Demetrio Falereo e i Caratteri di Teofrasto240. Non si conosce la data
precisa in cui il manoscritto, copiato a Bisanzio forse dal primo esemplare traslitterato, sia giunto in Italia. Sappiamo che nel 1427 Francesco Filelfo fece uso di P
per copiare il Laurentianus 60.18, contenente tra l’altro la Retorica di Aristotele, l’epitome del CV e l’Epistola ad Ammeum su Tucidide di Dionigi; e ancora fece copiare
per suo conto il Laurentianus 60. 21, contenente la Poetica241. Certamente P era in
Italia a partire dal 1444, perché in quell’anno lo stesso Filelfo fece esemplare da
quel codice, da parte di un suo scriba, Demetrio Sgourgopulos, il De elocutione.
P, citato dal cardinal Bessarione in una lettera (ascrivibile agli anni 1457-1468),
lo ritroviamo poi nella biblioteca del Cardinale Ridolfi, nipote di Lorenzo il Magnifico, e quindi nella biblioteca di Piero Strozzi, maresciallo di Francia. Infine, a
partire dal 1599, entrò a far parte della Biblioteca Nazionale, allora Reale, di Parigi. Fu, secondo recenti ricerche, la cugina di Maria de’ Medici Laudamina Sforza
vedova Strozzi a portare la collezione di manoscritti in Francia242.
«Une collection d’écrits rhétoriques en apparence aussi disparates répond-elle à une
intention?» si chiede la Aujac (Aujac 1974, p. 17). L’ipotesi che essa formula, è che ci
troviamo di fronte ad una raccolta volta a presentare diverse forme di eloquenza, e
alcune tecniche relative allo stile (nel trattato Sulle figure). Gli autori riportati sembrano scelti per affinità di scuola e di pensiero (Demetrio, erroneamente detto di Falero,
Aristotele, Dionigi…).
Il secondo autorevole testimone è costituito dal ms. Laurentianus 59.15 (F), dal
contenuto eterogeneo243. Il codice, pergamenaceo, risale alla fine del X o agli inizi
dell’XI secolo244. Secondo la Aujac, esso fu esemplato a Bisanzio; scovato in qualche biblioteca da Giano Lascaris nel 1491, fu da lui acquistato per conto di Lorenzo
de’ Medici, e dal 1495 è custodito nella biblioteca medicea. Questo ms. non ha
altri discendenti, al di fuori del cod. Vaticanus Gr. 64, che è privo, come il suo antigrafo, di un quaternione245.
I due testimoni sopra citati delineano una tradizione nettamente bipartita:
un terzo codice (M) risalente agli inizi del sec. XIV (Marcianus gr. 508), costituito
da due manufatti differenti uniti tra loro, esibisce il testo del CV. M deriva, direttamente o indirettamente, da P, e sembra contaminare il dettato di P con lezioni
provenienti da F o da un suo apografo. Il testimone, appartenente al cardinal Bessarione, contiene, tra l’altro, il testo del De elocutione; proprio per questo, è stato
accuratamente esaminato da Chiron, che del De elocutione ha dato la più articolata
e recente edizione: secondo lui, M appartiene «à une tradition parallèle à celle de
P, qui a contaminé celle de P, ma qui remonte à une source commune proche»246.
Per quanto riguarda gli altri manoscritti, direttamente o indirettamente apografi
dei due testimoni maggiori, P ed F, poiché la costruzione di uno stemma su elementi
introduzione
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