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Lomiento 2004, qui e sopra, p. 111. Cfr. anche Page 1951, e Nasta 1975, p. 108.
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Lomiento 2004, p. 111 n. 49: il riferimento è al «Tieste di Ennio (fr. 300 Joc.= 191 Traglia),
dove, privati dell’accompagnamento dell’aujlov~, i versi hanno l’aspetto di un discorso prosastico».
205
Tessier 2011, p. 129.
206
Tessier 2011, p. 11 (e ss.).
207
Andreatta 2007, p. 44.
208Vedi supra, pp. 41 s.
209Si veda p. es. l’Epistola a Pompeo Gemino 2.2 (il riferimento è a Platone, che vuol rivaleggiare con Gorgia), quindi la Seconda epistola ad Ammeo 17.1 (relativamente agli schemata puerili
usati da Gorgia), Tucidide 24.9 (sull’eccesso in Tucidide di figure gorgiane), Tucidide 46.2 (Tucidide usa lo stile di Gorgia, piuttosto freddo e privo di gusto).
210Vedi supra, p. 20 e n. 68.
211
Pettenati 1960, p. 69. Ma prima del Bembo, già Michele Psello, nel trattatello ripubblicato dalla Aujac (Aujac 1975), faceva una «utilisation clandestine» del CV (Aujac 1974, p. 12).
212Si tenga presente che dal passo del CV (12.3) restano fuori le coppie «pingui-aride» e
«vecchie oltramodo-nuove»: sull’argomento, cfr. Donadi 1990, p. 61 e n. 28.
213
Cfr. Carapezza 1977, p. 20.
214Sull’irrazionalità dell’ascolto, c’è perfetta sintonia tra Dionigi e il Bembo: «A servare ora
questa convenevolezza di tempo, l’orecchio più tosto, di ciascun che scrive, è bisogno che sia
giudice, che io assegnare alcuna ferma regola vi ci possa» (Prose 2.12). Confronta il passo del
Bembo con CV 11.8.
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Donadi 1999, p. 68: «Nei fatti, il ricorso a Cicerone [scil. nei rapporti ‘bello’- ‘piacere’]
serve al Bembo sia a definire il senso ultimo del ‘bello’ dionisiano, che consiste nella sua distesa
solennità (gravitas, appunto), sia a travestire e ad alleggerire la brutalità dell’annessione. Infatti,
tutte le analisi del secondo libro delle Prose rispondono alle prescrizioni di Dionigi; al punto che
la fortuna moderna del CV viene a identificarsi con quella delle Prose». L’equivoco era già stato
notato dal Pettenati: «Nel caso nostro, la posizione che il Bembo assume, nelle Prose, verso il
greco è nota… I greci sono citati come maestri solo in due luoghi… Del resto, esplicitamente, si
rinvia ai latini, anche quando l’ispirazione è greca» (Pettenati 1960, p. 71).
216Cfr. supra, pp. 13 s. e nn. 1-7. Trattasi del cod. autografo A 11 Busta 595 K della Biblioteca
Universitaria di Bologna. L’abbozzo di commento è contenuto ai ff. 23-25. Nessun titolo a indicare il contenuto delle chiose, che s’arrestano bruscamente al cap. 12, nel più vasto disegno di
una sistematica indagine sulla retorica antica. La silloge contiene pagine su Ermogene, sulla
Rhetorica ad Alexandrum, sul Gorgia platonico, sull’Etica Nicomachea, e, soprattutto, sul III libro
della Retorica aristotelica. Quest'ultimo testo è stato edito da chi scrive (cfr. Donadi 1970).
217Sulla travagliata e complessa storia delle Giunte alle Prose del Bembo, cfr. Donadi 1991,
pp. 70-73. Purtroppo, ci mancano le Giunte proprio al II libro, distrutte nell’incendio della casa
del Castelvetro a Lione nel 1567. Recentemente, Matteo Motolese ha identificato la copia delle
Prose su cui lavorava il Castelvetro: trattasi di un esemplare del fondo Palatino della Biblioteca
Nazionale di Firenze. Trattasi di uno degli esemplari «usciti dai torchi del Torrentino tra la fine
del 1548 e i primi del 1549, parte dunque di quella terza impressione dell’opera bembiana che
vide la duplice cura di Carlo Gualtieruzzi e di Benedetto Varchi e su cui, come è noto, Castelvetro basò il suo commento alle Prose» (Motolese 2001, pp. 509 s.). «Castelvetro dovette lavorare
sull’esemplare in questione tra il 1549 e il 1559» (Motolese 2001, pp. 512 s.).
218
Burke 1987.
219Cfr. Sertoli, Presentazione in Burke 1987, pp. 21-33, partic. p, 27; Donadi 2000b, pp. 87-89.
220
Assunto 1984, pp. 13-60 (Dialettica [negativa] del giardino illuminista); Monk 1991,
pp. 247-281; Bodei 2008, Parte seconda: i luoghi del sublime, pp. 75-141.
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