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CAPITOLO 2
La sicurezza nella pratica medica
Introduzione
A partire dalle riflessioni emerse nel capitolo 1, è possibile guardare alla
sicurezza come un fare che coinvolge umani, non umani, forme simboliche e
testuali (Gherardi e Nicolini, 2000). In virtù di questo “fare” quotidiano, la
sicurezza va analizzata alla luce del paradigma dell’azione situata (Suchman,
1987), nonché attraverso i Practice-Based Studies (Gherardi, 2000; 2006). Nelle
pagine che seguono analizzerò più nel dettaglio questa lente di analisi, ma è
possibile fornire preliminarmente alcune indicazioni utili al fine di una più
accurata comprensione del frame teorico all’interno del quale è inserito il lavoro
di tesi.
La sicurezza, adottando un approccio Practice-based, altro non è che
l’esito dell’allineamento di elementi differenti (Middleton e Brown, 2002), una
competenza che si realizza in pratica, socialmente costruita e trasmessa
collettivamente (Gherardi e Nicolini, 2000; Gherardi, 2006a). La scelta di
utilizzare la lente dei practice-based studies attraverso un approccio socio
materiale deriva dall’idea che per analizzare le attività di lavoro quotidiano in sala
operatoria l’intreccio tra sociale e materiale emerge con forza. Se si guarda alla
sicurezza operatoria, essa emerge quale competenza che si realizza in pratica,
socialmente costruita e trasmessa collettivamente (Gherardi e Nicolini, 2000;
Gherardi, 2006a). La sicurezza, non essendo mero attributo di tecnologie, oggetti,
o persone, si realizza attraverso un insieme di relazioni tra sociale e materiale.
Sono queste relazioni a far sì che non rimangano dei fili che pendono enl network
che costruisce e perorma la sicurezza operatoria. Il titolo del capitolo mira ad
enfatizzare proprio questo: il focus è sulla pratica medica, mentre sullo sfondo, il
filo rosso è caratterizzato dall’approccio sociomateriale: la sicurezza in sala
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