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RISVEGLI DI PAROLE
Dando il blu
“Fu durante quel fine settimana trascorso a casa sua, fuori diluviava, tra
musica, foto e scambio di biografie,
che era mutato tutto. A lungo, davanti alla vetrata del salotto, le aveva
esposto la propria idea di filmare, di
cogliere l’invisibile, di ciò che andava
intuito anche quando impercettibile,
o solo suggerito.
- Si può cogliere un’intera epoca
attraverso una sequenza di pochi
minuti… si può provare a sfiorarne
le vertigini anche per poco, restituendone suoni e immagini…
Era ciò che aveva in mente per il
proprio film, restituire un’epoca condensandone alcuni istanti. In quel
momento le era stato chiaro però che
anche un gesto poteva condensare il
senso di una scena. (...) Era stata
proprio la discordanza o semplice
asimmetria fra loro a innescare qualcosa. Tra infinite discussioni era iniziata una storia. In un territorio non
ancora ben definito, dove chiare analogie scaturite a volte dal riflesso
della luce, osservata in modo estemporaneo, lasciavano intravedere il
meglio. (…)
Appena si fece buio nella sala,
ebbe quasi un soprassalto, incerto se
stesse assistendo ad uno spettacolo,
o rivedesse immagini perdute nella
memoria. Sullo sfondo compariva
per qualche secondo il profilo dell’artista inglese che Adele aveva a lungo
rincorso. Ma era solo una citazione
iniziale, poi iniziava il suo spettacolo.
Dapprincipio si udiva un brusio di
voci. Sulla scena c’era un unico attore. Adele aveva messo in scena una
pièce che qui e là rievocava lo spettacolo per cui s’erano rincontrati.
L’attore muto, in posizione statuaria, era immerso nell’oscurità. Attraverso un susseguirsi di proiezioni
fotografiche sovrapposte al suo volto
e alla sua persona, assumeva sembianze diverse. (..) Nel moltiplicarsi
di fisionomie che via via si stagliava-
no su quell’unica presenza attorica, la
voce fuori campo cambiava.(…)
- Lasciati andare, come in fondo a
un oceano.
Una voce profonda pronunciava le
parole in tono carezzevole. Sull’attore
si delineava il primo piano di un volto
dai tratti marcati.
- Ti stai avvolgendo nelle pieghe
d’una storia ormai appassita…
Alla voce iniziale se n’era aggiunta
un’altra, meno suadente, al volto precedente se n’era sovrapposto un
altro.
- Eppure camminavo sull’aria
pura, su scalini d’aria azzurra…
- Lei era d’acqua chiara…
(…)
San Francisco gli tornava nei
colori dell’estate, come il ritorno di
un’era rivissuta insieme a lei. Da quel
soggiorno le aveva scritto molte lettere e cartoline, rimaste nel suo borsone.
- Will you come back again?
Era l‘inizio di una lunga lettera,
non l’invocazione di un suo ritorno,
ma il saluto con cui un tipo sbronzo
sin dalle prime ore della sera, congedava gli avventori di un pub, aprendo
loro le porte. Al Catherina Café, in
una strada piena di locali davanti ai
quali, oltre a pittoreschi buttafuori,
era sempre posteggiata una sfilza di
Harley Davidson, suonavano ogni
sera blues e jazz dal vivo. Ci andava
spesso, ubriacandosi anche. Restava
lì per ore ad ascoltare musica e ad
osservare il movimento di persone.
- Will you come back again? ripeteva il tipo a chiunque uscisse.
Ma alla fine di quei fogli di carta,
fitti di parole che scorrevano via,
come gocce di un acquazzone da cui
non tentava nemmeno più di ripararsi, non si era trattenuto dal riscriverlo, rivolgendo a lei la domanda,
- Poi, ritorni?
Se n’era partito solo, in un viaggio che dovevano fare insieme.
- Cara Adele, il tempo qui comincia a scivolare. San Francisco, capita-
le della trasgressione, è anche la città
più europea d’America. Per la luce, i
colori del cielo, delle architetture
urbane, è un sovrapporsi di immagini, di città… A tratti nord Europa, per
i toni algidi delle case, per l’azzurro
grigio del mare... Eppure ci sono dei
momenti in cui cambia tutto, esce
fuori dell’altro… A tratti mi riporta
l’Avana, Lisbona, Algeri… sì, perfino
Algeri, per il bianco abbacinante della
città sull’acqua, sul blu del cielo. Ma
poi tutto ridiventa americano. Ci sono
luoghi come il Bay Bridge di Berkeley, da cui la città illuminata la notte,
con le torri del Civic Center e del
Financial District, le luci scintillanti di
Nob Hill, pare un poster. In questo
momento è così, esattamente. Ad un
tratto, alla marina, davanti al Molo, di
lontano è sbucato un uomo solo, si è
affacciato al porto. Tra l’oceano e le
rocce è uscito il suono di una cornamusa, il suo saluto alla sera.
- Torino è una città di confine,
non solo geografico, ma anche temporale… - le aveva detto un giorno, qui da un tempo ti puoi spostare ad
un altro, con relativa facilità(…)
In quella città, che con le proprie
energie segrete riservava infinite sorprese, dieci anni prima aveva trovato
gli anni sessanta, ora ritrovava gli
anni novanta. Attraverso la follia per
il cinema. Là dentro, nella Mole, la si
respirava ovunque, ad ogni passo. La
follia di animare ogni angolo, pannello disponibile, di portare il cinema
ovunque, in ogni superficie, perfino
nel lungo tavolo del caffè ristorante,
inserendoci quadri viventi in miniatura. La mania di riportare in vita tempi
lontani. (…) Universi animati, lontani
eppure comunicanti fra loro, voci,
figure, vicende che entravano in un
unico respiro, anche per poco, per il
particolare momento in cui ciascuno
vi passava, attraversando quell’enorme affresco vivente, sempre diverso,
a seconda del punto in cui lo si iniziava o finiva di vedere. (…)”
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